Vado controcorrente. Mentre i social trasudano commenti di lettori sdegnati (nel senso che nessun candidato per loro è “degno”) che quindi resteranno lettori ma non elettori, non andando a votare per quella plebaglia, io invece dico il mio grazie alle 700 persone che, con idee vicine o lontanissime dalle mie, si sono candidate come sindaco o consigliere/a per dare il loro contributo alla nostra città. Mentre noi potremo continuare

da un comodo divano a insegnargli che cosa si dovrebbe davvero fare per Parma.

L’ho già detto e anche se dispiace a qualcuno lo ripeto. Noi parmigiani ci riteniamo maestri in tutto: se in questi due anni ho visto carrozzieri e altre categorie, che sul loro campo hanno il mio massimo rispetto, pretendere di insegnare ai medici su virus e vaccini, come stupirsi se poi insegniamo anche all’uscente e al futuro sindaco? Del resto, a Parma come altrove non siamo anche tutti presidenti e allenatori di calcio? Che poi mezzo Tardini fosse pronto a cancellare Ancelotti e Crespo (cioè due che hanno fatto poi la storia del calcio come allenatore e come attaccante) sono ovviamente incidenti di percorso che nulla tolgono alla nostra onniscienza…

Così, di 10 candidati non c’è “nessuno all’altezza”, si legge ripetutamente sui social. Ma all’altezza di chi e di che cosa? Siamo forse una città di premi Nobel in incognito, cosicchè anche il candidato sindaco dovesse arrivare dopo la cerimonia in Svezia o con analogo pedigree? Qualcuno, per giustificare il non voto, ricorre alla vicenda Canova-Roberti: vicenda dolorosa, certo, soprattutto per chi – come me – fa pure parte di una associazione che predica il rispetto della parità di genere e della relativa ricchezza di pluralismo. Ma non raccontiamoci storielle: il vergognoso assenteismo di 5 anni fa (quando votò circa 1 parmigiano su 2) avvenne con 4 candidate donne, fra cui la stessa Roberti. Quindi, se è vero che lo schieramento dei candidati si è impoverito con l’esclusione delle due possibili sindache, è altrettanto vero che rimane un arco di possibili scelte da destra a sinistra, quindi nessuno può davvero dire che non ci siano alternative più o meno vicine alle proprie idee. Se le idee ci sono…

Premesso e ribadito il mio totale dissenso e la mia poca stima per lo strumento del non voto (parlo del primo turno: ballottaggio e referendum sono storie completamente diverse…), veniamo ai contenuti della campagna elettorale.

La destra ha ribadito il suo proporsi a schieramento maggioritario: a Parma non so, nel Paese probabilmente sì (anche se mai dire mai). Alla Lega soprattutto va dato il merito di avere presenziato in via Mazzini non solo nelle settimane precedenti il voto, ma anche negli anni precedenti. Poi, semmai, le destre che erano partite lancia in resta sulla candidatura del centrosinistra “dettata da Bologna” e in antitesi con i rapporti degli ultimi 5 anni fra Pd e Effetto Parma (accuse entrambe fondate) non hanno a loro volta brillato per autonomia: la Lega ha scaricato maldestramente una brava persona come Filippo Mordacci per allinearsi con quel Vignali che a suo tempo criticava non meno di quanto il Pd criticasse Pizzarotti; FdI, dove Priamo Bocchi ha fortunatamente ritrovato il rispetto per l’istituzione comunale dopo l’infelice episodio del fondoschiena, ha a sua volta dovuto attendere le decisioni della convention nazionale per decidere se correre insieme o separati. Alla fine ha scelto un candidato proprio: scelta strategicamente azzeccata (penso), ma che certo non è avvenuta nel segno dell’autonomia ducale, visto che dal simbolo elettorale sembrerebbe candidata a sindaca più la Meloni che lo stesso Bocchi…

Quanto a Vignali, il suo tentativo di rivincita è umanamente comprensibile. Non ho mai infierito nelle critiche su di lui personalmente neppure nel 2011: non lo consideravo e non lo considero un disonesto (anche se ricordo ai suoi che un patteggiamento non è una condanna ma neppure una beatificazione). Semmai, dei suoi anni da sindaco ricordo la debolezza, che diede spazio eccessivo ai partner di Forza Italia (e AN, seppure ai margini), che gli fece gestire malissimo una vicenda di risonanza nazionale come il caso Bonsu, che lo fece troppo spesso cadere vittima delle sirene mediatico-spettacolari (Sara Tommasi nel palco reale del Festival Verdi fece rivoltare nella tomba il Maestro: altro che rilancio del Regio…; senza parlare del brutto film di Salemme proprio per ripulire l’immagine dopo il caso Bonsu). Quanto al leit-motiv della sicurezza, se la Parma di Pizzarotti è nei bassifondi delle classifiche nazionali, quella di Vignali era sul 70° posto: non propriamente una classifica da scudetto…

Ma probabimente verrà proprio da destra uno dei due candidati al ballottaggio: vedremo se sarà così e quale sarà dei due.

I civici: a parte candidature degli ultimi tempi e quindi meno conosciute (Adorni, Vilnò, Galardi), ovviamente più spessore e più speranze possono esserci in due nomi noti. Giampaolo Lavagetto ha idee certamente diverse dalle mie, ma fu un buon assessore. E se Vignali aveva diritto a ripresentarsi, non di meno lo ha Lavagetto, dopo la nota vicenda delle maxibollette “hard” dalla quale lui uscì scagionato, mentre chi stava in Municipio (cioè Vignali) forse non figurò all’epoca benissimo. Quanto a Costi, la sua è un’altra legittima ambizione da primo cittadino: se vincerà tanto di cappello, ma anche se non vincesse mi piacerebbe che il nuovo primo cittadino prendesse comunque in considerazione il suo lavoro della Città d’oro, la mostra con progetti su cui Costi lavora da vari anni. Con che finalità immediata lo vediamo appunto dalla sua candidatura, ma si tratta comunque di un patrimonio culturale e propositivo che nei prossimi anni la città non dovrà ignorare indipendentemente dall’esito del voto.

A sinistra c’è stata vita. Mancate nella competizione Roberti e Canova, l’alternativa è caduta sulle spalle di Ottolini e Bui. Due persone serie. Qui, in più (o “in meno”, dirà qualcuno che la pensa diversamente) ci sono scelte e programmi molto netti, che possono trovarci d’accordo o no ma che hanno due pregi: non dribblano neppure gli argomenti più scomodi e restituiscono alla città una componente ambientalista e di sinistra che (a parte appunto l’attiva Roberti) era divenuta a Parma decisamente marginale. Intendo a livello elettorale, perchè proprio a sinistra c’è uno degli esempi più limpidi, perchè disinteressati, di passione politica: Cristina Quintavalla, che con l’Audit sul debito è ancora in prima linea come lo fu ormai mezzo secolo fa contro lo scandalo edilizio. Non so se Ottolini e Bui entreranno anche solo in Consiglio, ma vanno e andranno ascoltati, in una città che voglia avere un dibattito ricco, plurale ed utile.

La candidatura più annunciata, Michele Guerra, è nata fra dubbi legittimi e fondati, come già dicevo: il rapporto con Bologna e il rapporto Pd-Effetto Parma. Chi aveva quei dubbi li avrà certamente mantenuti (anche se ho già detto che a destra c’è stato speculare asservimento a esigenze nazionali, che fossero in romanesco o che provenissero da Milano o da Arcore…). In compenso, i fatti e le dichiarazioni dicono che la strana coppia (Effetto Parma-Pd) non si è sciolta ai primi caldi. E in casa Pd, diversamente da 5 anni fa e da 10 anni fa e da 15 anni fa e da 20 anni fa e da 24 anni fa…., ho sentito sul candidato più complimenti (a volte un po’ stupiti) che non frecciate. Merito forse della mancata fratricida battaglia delle primarie: principio nobile ma di fatto momento di divisioni che poi si protraggono fino alla legislatura successiva (vedi divorzio con Costi). Merito anche dei rapporti umani: fattore da non trascurare perchè più volte ho scritto che il doppio clamoroso successo di Pizzarotti & C. nacque da un legame di quel gruppo che non è mai stato solo politico ma anche e soprattutto umano e spesso di amicizia. Il contrario, per capirci, del bruttissimo copione messo in scena nel 2017 in casa Pd per Scarpa. Ecco: quest’anno quelle coltellate non si sono riviste.

Ma alla fine a chi le cose descritte basteranno per diventare sindaco? Lo vedremo “nel segreto dell’urna”. E la citazione guareschiana non è casuale, perchè fra astenuti e votanti per altri candidati, anche il vincitore finirà per rappresentare solo una minoranza di parmigiani. Quindi dovrà avere l’umiltà di misurarsi anche con le idee (e gli elettori) degli altri: proprio come quel sindaco e quel parroco di un Mondo piccolo dove si litigava fino ai cazzotti, ma di fronte alle grandi questioni si trovavano sintesi nobili ed efficaci.

Ecco: non vi chiediamo di fare di Parma l’ennesima stucchevole “capitale” di qualcosa. Fatene un Mondo piccolo, e sarà una città bellissima.

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