“Staccò il cilindro dal plastico e me lo diede dicendomi: ‘Tienilo tu. Non se ne farà niente!”.

In un piccolo aneddoto, è racchiuso un passaggio fondamentale di una delle più lunghe e controverse vicende di storia della città.

La materia urbanistica mi è estranea quasi quanto l’economia, ma sono davvero contento di avere a suo tempo acquistato ed ora letto il libro di Stefano Storchi, archittetto e urbanista per anni importante dirigente del Comune di Parma. Al di là degli inevitabili aspetti tecnici, comunque sempre declinati in modo comprensibile anche per i non addetti ai lavori, nelle “Cinque storie di urbanistica” (E.Lui editore, 2019) ci sono pezzi importantissimi della storia recente di Parma.

La cronaca di Storchi rivela professionalità e passione. Poi, è immaginabile che altri protagonisti di quegli anni possano avere una visuale diversa – e l’autore in effetti non nasconde i momenti di contrasto con amministratori o altre realtà – ma sicuramente la testimonianza è preziosa, di fronte a vicende che hanno caratterizzato anche fortemente la città ma che non sempre i cittadini conoscono.

Le cinque storie sono tutte interessanti, ad iniziare dalle vicissitudini di piani regolatori e varianti (specie dopo che Parma aveva vissuto uno dei primi clamorosi scandali edilizi italiani) per proseguire con la concezione del ruolo del centro storico. Tema, quest’ultimo, che nel 1983 si intrecciò drammaticamente, ma poi anche in senso costruttivo, con i danni prodotti dal violento terremoto del 9 novembre.

Poi, come accenavamo all’inizio, viene ricostruita la travagliatissima sistemazione di Piazza della Pace, prima con il contestato progetto De Carlo e poi con le proposte di Mario Botta, dal cilindro-auditorium alla galleria fino alla sistemazione a verde che mise finalmente d’accordo tutti o quasi. Pur con l’eredità complessa della manutenzione prima e delle controverse “modifiche” della giunta Pizzarotti poi. Infine tante storie non meno significative: l’area Eridania-Barilla con l’auditorium di Renzo Piano, Teatro Due, Ghiaia (con tanti conflitti…).

il libro di Storchi ovviamente sottolinea il valore della competenza in materia, ma pone anche il tema della partecipazione dei cittadini che andrebbero riportati (e non si può non essere d’accordo) al centro della riflessione. Come dicevamo il libro è interessante anche per aneddoti e retroscena, ma ci sono anche passaggi importantissimi per restituire il giusto valore a personaggi che furono colpiti da ingiuste vicende (ad esempio l’assessore Lionello Leoni, in una inchiesta giudiziaria che toccò anche lo stesso Storchi, con le immaginabili conseguenze anche morali, finchè non arrivò finalmente il giorno della riconosciuta innocenza).

No: non è solo un libro per addetti ai lavori. Ma soprattutto non è un libro banale, e non solo per chi voglia conoscere o rileggere le vicende degli anni recenti di Parma, ma credo anche per chi voglia riflettere su come immaginare la città del futuro facendo tesoro, nel bene e nel male, delle esperienze del passato.

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