Sono entrato proprio in quel momento, mentre un video ricostruiva il gelo di una madre che vedeva per la prima volta la propria bambina e scopriva che era senza braccia e con una sola gamba. Il gelo:

purtroppo anche in senso letterale, per la disumanità delle parole di medici e infermiere di fronte allo schock di una mamma e di un papà.

Un video che ricostruiva una vicenda purtroppo vera, e moltiplicata per tanti casi analoghi negli anni ’50 e nei primi ’60. Gli anni della talidomide, un farmaco che si diffuse tantissimo per la proclamata capacità di contrastare le nausee e altri problemi per le mamme in attesa. Ma l’altra faccia della medaglia fu appunto quella dei tremendi effetti collaterali, che produssero morti premature e malformazioni gravissime e irreversibili. Con implicazioni fisiche e sociali per la vitga di tanti bambini oggi adulti: la successiva scena del video, di quella neonata divenuta bambina che aspetta invano l’arrivo di qualche amica davanti alla tavola apparecchiata e alla torta del compleanno ne è il simbolo.

Il convegno di sabato alla Casa della Musica, come ho poi verificato ieri nella cronaca sulla Gazzetta di Antonio Bertoncini, è stato – come già avevo verificato direttamente per quasi due ore – di grande efficacia. Pareri di medici (fra cui il parmigiano Franco Lori), avvocati, rappresentanti di associazioni hanno fornito un quadro completo degli aspetti di uno scandalo, che è tale non solo per ciò che avvenne allora, ma anche perchè lo Stato non ammette ancora agli indennizzi una parte delle vittime della talidomide.

E qui il merito di questo scandalo disvelato è ancora una volta di Antonio Ciuffreda e del parmigiano Francesco Picucci. Entrambi, a loro volta, vittime della talidomide, ma con una tale carica interiore che questo passa quasi in “secondo piano” rispetto alla pasisone civile e al senso di Giustizia (G maiuscola) che anima la loro battaglia. Dalla vicenda della talidomide, come è stato ricordato, nacque la provvidenziale farmaco-vigilanza. Ma intanto c’è questa brutta storia da approfondire: per rendere appunto giustizia a chi ne ha diritto, e per essere certi che disasrti analoghi non si ripetano mai più.

PER SAPERNE DI PIU’: La tragedia della Talidomide: una battaglia anche parmigiana

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