Una giornata che mi ha arricchito, due librai e due persone speciali come Alice e Antonello, incontri belli, qualche libro venduto e qualche bella chiacchierata su Pasolini e Guareschi. Eppure la sensazione è che

la capitale della Cultura di neppure due anni fa sia oggi più capitale dell’aperitivo (che ovviamente di per sè va benissimo), e che la cultura l’abbia già messa da parte.

Sarà anche colpa di questa insolita estate, ma parlare con librai e editori non dà l’idea di una città molto culturale. Sabato, ad esempio, ero con due fuoriclasse del mestiere, che in borgo Santa Brigida hanno puntato su Annie Ernaux già prima che arrivasse il Nobel: un po’ di movimento di clienti c’è stato, ma l’impressione è che anche qui a Parma, appunto alla faccia della recente etichetta di capitale, oggi prevalga la “cultura” dei social e dell’approssimazoione.

Come se ne esce? Credo che occorra una nuova alfabetizzazione, e anche nuove forme di eventi. A Parma sono uscite nel 2022 decine e decine di libri: le presentazioni creano un appuntamento e qualche vendita, ma poi occorre ideare qualcosa di più. Soprattutto se si vuole bucare la nicchia di chi già legge e contagiare chi di libri ne maneggia poco.

Sembra una strada in salita, un po’ come per i giornali. Eppure misuriamo ogni giorno il progredire della superficialità: tutti parlano anche di ciò che non sanno, e ascoltano poco. Riscoprire chi prima di scrivere studiava (Pasolini resta in Italia l’esempio più importante), organizzare dibattiti al di là delle presentazioni, avere un legame più stretto con l’Università e utilizzare ancor più web e social… Se ne parla, e qualcosa si può fare. Ma tocca anche ai parmigiani dedicare un po’ più tempo ai libri e alle librerie: una città che legge è anche una città che cresce…

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