Nel centenario che va ormai a concludersi, sono usciti tantissimi libri e spunti per approfondire l’opera di Pier Paolo Pasolini: spunti spesso ancora di grande attualità e degni tuttora di studio. Però all’appello mancava Parma, che ha spesso intrecciato la sua strada con quella dell’intellettuale bolognese. Ma ora

c’è un regalo dicembrino (che ci accompagnerà fino al 26 marzo) che merita grande attenzione e che appare gravido di doni da non disperdere. Merito di Primo Giroldini e dell’Ape Museo di via Farini, dove è stata allestita “Pasolini e Parma. Incontri di un visionario”.

Emozionante fin dall’ingresso, con la foto di Pasolini accanto a Attilio Bertolucci, che fu fondamentale nel suo ambientamento a Roma dopo la fuga dal Friuli e nei primi passi della sua carriera di poeta e scrittore. E non meno emozionanti sono i versi su Parma, accostati a una bella foto di Pasolini con la madre e tratti dal poemetto L’Italia:

E tu, Italia, fai di Parma un capolavoro

di memorie bianche nelle piazze ducali,

di foglie che nei viali padani

hanno un respiro di autunni vellutati.

Versi a cui si accosta poco dopo l’omaggio postumo di Attilio Bertolucci, da Verso le sorgenti del Cinglio edito da Garzanti nel 1993:

Non un brindisi funebre

un mazzo di genziane miste a felci

vogliono le tue ossa – non le tue ceneri –

che ancora inquietano e consolano

noi in attesa

di ricordarti di dimenticarti.

Il viaggio prosegue con l’incontro con l’Officina parmigiana (termine coniato dallo stesso Pasolini), con la rivista Palatina, con Il Raccoglitore e poi con il coraggio dei giurati che per il premio intitolato a mario Colombi Guidotti scelsero il suo controverso e combattuto esordio di romanziere con “Ragazzi di vita”. Si respira, grazie agli eleganti pannelli della mostra e alle loro delicate pennellate d’archivio, tutta la forza intellettuale di quegli anni parmigiani: e si capisce quanto la salute di una città debba affidarsi anzitutto alla vitalità della sua Cultura.

Non a caso, la tappa successiva è quella legata a una realtà che ha arricchito e sprovincializzato la città: la Compagnia del Collettivo/Teatro Due, che a più riprese incontrò Pasolini e il suo “Uccellacci e uccellini”, portato a teatro insieme a Ninetto Davoli.

Si torna poi ai Bertolucci, con il delicato rapporto con Bernardo, e la straordinaria immagine dei due insieme sul set di Accattone. E incuriosisce e fa venir voglia di studio e approfondimento leggere delle difformità di visioni su Ultimo tango a Parigi, proprio nel giorno in cui la Gazzetta ha ricordato quella pellicola di mezzo secolo fa con le parole di due Molossi e una doppia pagina da incorniciare. A Bertolucci, Pasolini viene poi legato nell’ultima sala della mostra anche dalle foto della famosa sfida calcistica in Cittadella fra le troupes di Novecento e Salò.

Ma prima di arrivare lì, c’è un’altra suggestiva tappa: le foto di Pasolini a Matera sul set del Vangelo secondo Matteo. Un film che riconduce anche alla “sfida” cinematografica con Giovannino Guareschi per La Rabbia. Guareschi, sbagliando quella volta la battuta, pronosticò che con il film sul Vangelo avrebbe portato Gesù sullo…scherno. E invece fu una delle più intense trasposizioni cinematografiche della storia del Cristo. Quanto alla Rabbia, emozionano i documenti tratti dall’archivio di Casa Guareschi a Roncole, a proposito di un film che – come ho scritto più volte – merita a sua volta di essere recuperato e studiato.

Aggiungete una completa e documentata cronologia parmigiana delle prime proiezioni dei film pasoliniani, e avrete il quadro – a parole – di una mostra non solo da vedere, ma possibilmente da trasformare in libri, dibattiti e studi, per conservare e attualizzare il rapporto fra Pasolini e una Parma intellettualmente da prendere a modello anche per la Parma post-Capitale della Cultura, in questo spesso ignorante terzo millennio.

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