La salita era stata più difficoltosa del previsto.

Mi resi conto di avere sottovalutato quanto potesse costare ogni gradone a un 87enne, seppur ancora capace di salire sul bus e di camminare anche senza bastone. Ma per fortuna eravamo in largo anticipo, e quindi ci fu tempo per arrivare, lentamente, e sedersi e gustarsi anche un poco di pre-partita. In un Tardini che si era fatto

nuovo e bellissimo: non c’erano certo i sedili, ma si stava in piedi sulle assi di legno, quando dalla stessa gradinata esattamente 30 anni prima (1979) avevo assistito all’ultima partita crociata da semplice tifoso.

Sembrava uno 0-0, quel giorno lontano: sembrava il definitivo ripiegare le ambizioni di Ernesto Ceresini di riportare il Parma in serie B. E invece poi, all’ultimissimo secondo, Marco Torresani aveva indovinato quella splendida parabola al volo che aveva superato Zaninelli, aveva risolto la sfida con il Mantova facendoci esultare e saltare su quelle assi in legno, aveva dato il via alla fantastica rimonta condotta in panchina da Cesare Maldini e aveva un poco cambiato la mia vita, perchà da quel momento non sarei più tornato al Tardini da semplice tifoso in gradinata, ma come apprendista cronista di tribuna stampa, per poi vivere l’emozione da “inviato” nel ritiro pre-spareggio del Parma a Vicenza, con Bonci, Boranga, Ancelotti…

Trent’anni dopo, nel settembre 2009, rieccomi dunque in quella gradinata, libero per un giorno da impegni di lavoro, con un occhio a gustarmi la partita nuovamente da semplice tifoso e con uno a gustare lo spettacolo – tutto mio – della gioia di quell’87enne, che un tempo per vedere il Parma era capace di andare a Reggio in bicicletta e che ora si era sottoposto a questo nuovo sforzo per una nuova ultima domenica crociata.

Sul campo non fu esattamente un successo (0-2 contro il Cagliari di Allegri, gol di Jeda e Dessena), ma nel suo racconto a casa per Otello fu festa come per uno scudetto.

Quando tornai al Tardini la volta successiva (stavolta dalla Nord, a gustarmi la notte magica della qualificazione europea poi vanificata dai conti in fuorigioco di Ghirardi) ero da solo. Fu però ancora festa, calcistica stavolta: rientrai a casa camminando in mezzo ai clacson urlanti, e mi gasai tanto da proporre – il giorno dopo sulla Gazzetta web – la cittadinanza onoraria per il presidente bresciano che ci aveva riportati in Europa con Donadoni e Fantantonio Cassano, ovviamente non conoscendo i retroscena dei bilanci. E poi, qualche anno dopo, tornai ancora una volta al Tardini, per completare il giro dello stadio questa volta in curva sud, con una nuova vittoria sull’Empoli.

Ma nessun gol poteva emozionarmi come quella sconfitta vista in tandem dalla gradinata. Quel giorno pensai a quante emozioni sa dare, pur in mezzo a mille difetti ed eccessi, il calcio: davvero una Favola crociata, come l’ho rivissuta recentemente accompagnando con le parole le immagini più emozionanti di Giovanni Ferraguti. E anche un capitolo lungo e spesso gioioso della mia vita, lavorativa e appunto anche da semplice tifoso.

Oggi quella squadra e quella maglia compiono 109 anni. Allora buon compleanno, Parma: e grazie, anche a nome di Otello e del suo dolce sorriso di quella domenica.

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