Stava per iniziare la salita. Una delle specialità, insieme alla cronometro, nelle quali Vittorio Adorni aveva dato il meglio di sè come ciclista. Ma lì non c’era

la bicicletta.

Eravamo a Pian della Giara, Schia. Da lontano, avevo riconosciuto la sua inconfondibile sagoma e mi apprestavo a raggiungerlo per salutarlo: poi vidi lui e Vitaliana incamminarsi su per quel prato con la complicità affettuosa e sorridente di una coppia di ragazzini, e non volli disturbarli. E da lontano mi gustai la bella scena di due belle persone, immaginandole davvero capaci di affrontare insieme anche le salite della vita. Lui con la stessa eleganza che lo rendeva diverso anche sulla bici: diverso quasi avesse una nobiltà ciclistica che non si ritrovava neppure nei campioni più forti di lui.

Il cognome Adorni era diventato a sua volta sinonimo di eleganza e intelligenza sportiva. Bruno Raschi, a sua volta personaggio da grandi vette, aveva coniato per il conterraneo campione alcune delle sue immagini più felici sulla Gazzetta dello Sport: “il rosa più bello dopo quello di Coppi” (per la vittoria nel Giro del 1965, con l’impresa di Madesimo e la maglia rosa fra due muri di neve) e soprattutto “il suo arcobaleno immenso, disegnato nel tempo” per i Mondiali vinti a sorpresa a Imola nel ’68, con una impresa e un distacco mai più ripetuti da nessuno.

Ecco. Ieri quando ho letto la notizia che ha rattristato la Vigilia dei parmigiani e di tanti appassionati di sport, con tanti omaggi affettuosi anche sui siti e sui tg nazionali, è sembrato di rivederlo proprio così: come in un volo d’airone (felicissimo titolo del recente libro scritto con Alessandro Freschi), a braccia alzate verso un ultimo traguardo. Che ce lo porta via, nello stesso anno che all’inizio ci aveva privato di un altro straordinario Campione come Alberto Michelotti, ma che non ci toglierà dalla memoria e dal cuore questo fuoriclasse dei pedali e della vita, capace di regalare vittorie ed emozioni sulla strada ma anche tantre sorrisi nella vita. Proprio come quello che mi strappò a Pian della Giara quella salita di coppia, in un prato verde del nostro Appennino.

Ciao Vittorio, e come pennellò Felice da Parma per sempre, sul cavalcavia ferroviario di via Emilia ovest, W ADORNI!

(La foto della vittoria ai Mondiali è tratta da Google ricerca)

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