Ballare in gruppo perché è nata una margherita. Succede anche questo nello spiazzante e visionario
nuovo libro – Penna in testa terra in mano – di Tito Pioli.
C’è della poesia, più ancora che nei libri precedenti, in questa nuova pubblicazione di Pioli per Wojtek edizioni. C’è qualcosa di Zavattini, che forse ne saprebbe trarre la sceneggiatura di un film tipo Miracolo a Milano, ma c’è anche qualcosa di pasoliniano e di favolistico. Tutto nasce dalla pandemia, e da una insegnante russa alla scuola media Gadda.
Dietro alle mascherine e ai distanziamenti, l’insegnante Maria inserisce la lettura di Tolstoj, le passeggiate e i silenzi, favoriti anche dal seppellimento dei telefonini, dai balli. E qui arrivano subito i rimproveri della preside, perché così i ragazzi – come ammonisce una delle frasi più irresistibili del libro – “non stanno a casa a guardare Maria de Filippi”.
Da lì, è un’avvolgente sequenza di gesti e parole surreali: godrete tutto sfogliando le 103 pagine del libro, nelle quali sbucano felicemente anche un maestro col naso rosso (Antonio Mascolo) e di un regista (Primo Giroldini). Fra racconti e “ballate”, quasi ogni riga vale una riflessione: io scelgo una delle domande più poetiche e delicate, che al di là della “favola” dovremmo porci veramente per misurare quanto la nostra vita sia diventata artificiale, ovvero “Perché non diamo la buonanotte agli alberi?”. Da leggere, assolutamente.
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