Il sorrisino un po’ mefistofelico, la battuta apparentemente cinica, il distacco anche da sé stesso: Luciano Recchia è sempre bravissimo a
mettere in scena contemporaneamente passione e autoironia, disincanto e sottili speranze. Lo ha fatto anche alla Feltrinelli, dialogando con Lorenzo Lavagetto nelle inedite vesti di intervistatore, mentre alla bravissima Paola Ferrari sono state affidate le letture di alcune pagine del nuovo libro di Recchia: Domani, edizioni Il Rio.
169 pagine mai banali (altra caratteristica di Recchia), con un protagonista che non ha neppure nome: “un vedovo con rancori non troppo nascosti verso il mondo che lo circonda”. E che sembra non risparmiarsi nulla, auto-rinfacciandosi i tradimenti verso la moglie o verso le idee della sua gioventù. Eppure, è proprio con alcuni giovani che riesce a stabilire un dialogo, ricevendone un affettuoso rispetto. Perché alla fine, come l’autore ha finito per ammettere, c’è ancora la voglia di “provare a costruire più favole”. Magari, e non è un ossimoro, con anche un po’ di ritrovata indignazione.
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