Era doveroso iniziare il nostro viaggio musicale sulla storia dei Corvi partendo dal momento più bello, ovvero

quel Ragazzo di strada che è stato fino in fondo il loro marchio di fabbrica (fermati un attimo e leggi qui l’articolo con i video per il confronto anche con la versione di Vasco Rossi). E a Un ragazzo di strada si possono legare altri brani di rock “spinto” (qualcuno parla dei Corvi come di pionieri dell’hard rock italiano): Datemi una lacrima per piangere, Voglio finirla, Che notte ragazzi, Resterai

Proprio per questo, una volta individuato il dna dei Corvi in questo sound energico, amplificato ed esaltato dalla voce di Angelo Ravasini (parlavamo nella puntata scorso di “voce cartavetrata”), non può non colpire nel loro primo e più importante album la presenza di almeno due brani di matrice diversissima, e legati (nel testo ma anche nelle atmosfere musicali) a temi mistici e religiosi. Prima ve li proponiamo, attraverso i video di YouTube, poi ne parliamo più in dettaglio, aggiungendo anche che dal punto di vista musicale, in questo caso con temi non religiosi bensì legati all’amore, una particolare atmosfera si respira anche in brani come Luce e soprattutto Che strano effetto.

Ma torniamo ai Corvi “mistici”. Si prega sempre quando è tardi ha un’introduzione che un po’ ricorda i film western di quegli anni, anche attraverso l’armonica di Gimmi Ferrari. Poi il testo spazia dalla fede all’amore, e c’è da dire che la voce di Angelo, che nel Ragazzo di strada paradossalmente funzionava in quanto grezza, qui sembra fare un salto di maturità e offre sfumature di toni più ampie:

Ma la vera canzone mistico-religiosa (introdotta fra l’altro da un organo da chiesa, mentre più avanti c’è un efficace inserimento di campane) è Quando quell’uomo ritornerà, dove ancora la voce di Angelo colpisce per come riesce a calarsi in quell’atmosfera. Il testo può rimandare a Noi non ci saremo, di Guccini e poi dei Nomadi, con quella frase che in fondo ci racconta un po’ tutti: “Anche tu / come me/ con i tuoi peccati sarai lì”:

E qui c’è da aggiungere una breve storia, extramusicale ma molto importante. In quegli anni (1965-67) che precedono anche a Parma l’emergere della vera e propria contestazione del Sessantotto, il settore più vivace ed attivo non è quello universitario, che del ’68 sarà poi il simbolo con occupazioni ecc., bensì quello religioso. Anche sulla scia di un film epocale come il Vangelo secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini (1964), in qualche parrocchia sta emergendo qualche istanza nuova, incarnata dai giovani e da qualche parroco che sa guardare più lontano.

Fra questi spicca don Pino Setti, che poi darà coerenza alla sua visione anche in momenti importanti e complicati per la città come il delitto del Federale negli anni Ottanta. Don Pino, in Santa Maria della Pace nel quartiere Pablo, coinvolge i ragazzi anche attraverso musica e testi molto avanzati (Fabrizio De Andrè, ad esempio); ed è in quel clima che nasce l’esperimento della “Messa beat” accompagnata da musiche non nate espressamente per la Messa. Vista l’atmosfera di alcune loro canzoni, vengono chiamati in chiesa proprio i Corvi.

L’effetto è molto coinvolgente per i ragazzi, mentre ne escono scandalizzati i fedeli adulti. Forse, la strada che porterà alla clamorosa occupazione della Cattedrale di Parma il 14 settembre 1968 (proprio in risposta all’allontanamento punitivo dalla città di don Pino) nasce proprio lì.

(La foto dell’articolo è tratta da Wikipedia)

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