Ultima puntata del nostro breve viaggio nel successo dei Corvi. Non solo per

ricordare un amico come Claudio Benassi e gli altri tre della band che ci avevano lasciati già alcuni anni fa, ma anche per provare a capire l’attualità di una storia di ormai 60 anni fa.

Intanto, qui un altro video per una canzone anche questa un po’ particolare: Luce, dal primo album.

Luce, però, era anche il lato B di un 45 giri nel quale – dopo il successo dell’album Un ragazzo di strada – si puntava soprattutto su Sospesa a un filo, reclamizzata per l’avveniristico utilizzo (fra i primissimi in Italia) del sintetizzatore. E con quello stacco, prima del ritornello, della batteria di Claudio. Senza poi parlare della originalissima copertina:

Si potrebbe andare avanti ancora: Bang bang (anche qui con tanta più grinta che in qualunque altra versione dall’Equipe 84 alla stessa Cher), Bambolina… Fino a quella Datemi un biglietto d’aereo (già con la nuova casa discografica Bluebell dopo l’uscita un po’ burrascosa dall’Ariston), che mi consente di raccontare ancora una volta un aneddoto che aveva fatto sorridere Claudio.

Abitavo sopra il cinema Verdi in via Paciaudi, e quando un giorno mio fratello mi disse che davanti al cinema c’erano alcuni dei Corvi mi precipitai dalle scale con in mano proprio il 45 giri di Datemi un biglietto d’aereo, appena acquistato. Nella mia agitazione da preadolescente, non prestai molta attenzione a qualcosa che mi disse mio padre mentre infilavo le scale. Capii solo quando porsi il disco a Gimmi Ferrari per un autografo e lo vidi scoppiare a ridere: mio padre, in quel clima di conflitto generazionale anni Sessanta (che a casa mia era in realtà pacifico e confinato proprio alla sola musica) aveva reagito ai nostri sberleffi sulla “sua” amata lirica chiosando il titolo del disco del Corvi con una chiarissima scritta “E non tornate mai più”, come vedete nella foto qui sotto…

Di fronte a quella scritta, Gimmi fu simpaticissimo, mentre io ero diventato viola per l’imbarazzo… Ma al di là degli aneddoti (questo non è nulla in confronto a quelli che Claudio ha raccontato a Pierangelo Pettenati nel libro Ragazzi di strada, prima di firmarmi a sua volta un autografo sull’altro lato “pulito” di quella copertina di tanti anni fa), mi piacerebbe che questo breve viaggio musicale si concludesse con una riflessione più seria. Come ho cercato di spiegare, e di farvi ascoltare, i Corvi hanno saputo fondere la loro musica con una “rabbia” genuina, e mai volgare, capace di sintonizzarsi con i giovani di ieri ma che non risulta estranea neppure al pubblico di oggi.

E’ soprattutto per questo che la loro musica, almeno per certi brani, si staccò già allora dal panorama a volte omologato del beat italiano. Ed è anche per questo, credo, che i Corvi sono poi riusciti a sopravvivere sul palco fino ad oggi, grazie alla carica dell’eterno ragazzo, pur ultraottantenne, Claudio Benassi e grazie ai più giovani che con lui hanno portato avanti la musica dei Corvi (io ho conosciuto Pietro Amoretti, ma il discorso vale ovviamente per tutti).

Potrà continuare il volo dei Corvi anche senza i Corvi storici? E’ giusto provare a farlo? Sono domande alle quali solo i musicisti di oggi e di domani possono rispondere, e non mi sembrerebbe giusto invadere le loro riflessioni. Però, in qualsiasi modo, sarà importante non perdere la memoria di questa musica e di questi ragazzi, dall’immagine decisamente alternativa a quella “classica” e patinata di Parma. Quei 60 anni sulla breccia, infatti , ci dicono che nella loro favola musicale ci sono tante lezioni utilissime e stimolanti anche per noi parmigiani di oggi.

(FINE – Leggi nei link qui sotto le puntate precedenti)

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