“Non ne pooosso piùuu!” direbbe con il suo accento piemontese l’indimenticabile Magda del film Bianco, rosso e Verdone, esasperata dal pignolissimo e pesantissimo marito Furio. Ecco: a Parma
“Furio” è oggi l’esasperante, scontato quanto sterile dibattito su un tema invece importante, come la sicurezza. E credo che anche molti parmigiani, come Magda, non ne possano più…
Lo dico, con rispetto e stima, ai politici che a destra come a sinistra dedicano il loro tempo al Comune, e che già solo per questo andrebbero comunque rispettati e lodati. Ma il rispetto, ovviamente, non significa essere d’accordo con tutto ciò che fanno e dicono: e sul tema sicurezza, spiace rilevarlo, il livello del dibattito cittadino è davvero mediocre. E soprattutto inefficace.
Alcune osservazioni le faccio da tempo, come modestissimo spunto personale e pur sapendo bene che anche noi cittadini (compreso quindi chi scrive) contribuiamo spesso, soprattutto sui social, a tenere basso e sterile questo confronto, dietro l’apparenza di una mobilitazione generale, con post, manifestazioni e cortei che in parte sono certamente sentiti e genuini, ma spesso sono palesemente di parte, o sono passerelle per aspiranti candidati a qualcosa quando si tornerà a votare da qui a due anni.
Tutto legittimo (a parte la ridicola pretesa di far passare per “apolitico” ciò che chiaramente non lo è). Ma tutto parziale, ripetitivo, e alla fine poco efficace. Vediamo allora quali ingredienti mancano oggi per avere un dibattito davvero serio ed incisivo.
Quello che le destre non dicono – Alle destre non si può negare di avere denunciato il problema per prime. Si potrà semmai discutere su modi e toni (qualche vena di razzismo la si incontra in molte dichiarazioni e ancor più nei commenti social di chi sta da quella parte politica), ma che ci sia una microcriminalità diffusa è innegabile. Così come è innegabile l’incidenza di persone immigrate nella percentuale dei reati (cosa però ben diversa dal considerare TUTTI gli immigrati dei pericolosi aspiranti delinquenti, visto che la netta maggioranza dei nuovi arrivati lavora e vive qui pacificamente…).
Qual è allora il problema delle destre? E’ che finché la denuncia arrivava – urlata – dall’opposizione nazionale (almeno di FdI, perché gli altri due partiti di destra hanno governato eccome anche in questi anni!) tutto sembrava lineare e coerente: noi denunciamo il problema e noi ne faremo una priorità per ridare sicurezza alle città. Poi, però, come tutte le opposizioni anche quelle di destre hanno dovuto fare i conti con le difficoltà di quando si arriva al governo, e hanno dovuto prendere atto che i problemi non si risolvono con bacchette magiche (rave party e Leonacavallo a parte…), né con fantomatici blocchi navali promessi per mesi e irrealizzabili, di fronte a un problema biblico come le migrazioni, di cui pochi vanno a vedere le cause (sfruttamento delle ricchezze dell’Africa da parte delle superpotenze, dittature e anche condizioni climatiche con siccità vera e condizionante).
Allora, ecco l’idea dei politici governativi parmigiani: addossare tutte le colpe dell’insicurezza di Parma agli ultimi sindaci e alle ultime giunte comunali (quindi a sinistra e a Effetto Parma). Dimenticando però alcune cose che chiunque può andare a verificare sul web: 1) Parma staziona agli ultimi posti delle classifiche sulla sicurezza almeno dal 2011 (91° posto), ovvero al culmine della stagione civica e quando sindaco era chi oggi, accanto a giuste e condivisibili osservazioni, vorrebbe impartire lezioni obiettivamente ingiustificate (anche sul ruolo della Polizia locale, visti i disastri del caso Bonsu); 2) La responsabilità dell’ordine pubblico è in capo soprattutto alle forze dell’ordine e a chi le coordina, ovvero i rappresentanti locali del governo che si devono arrangiare con le risorse a disposizione (tagliate negli ultimi 20 anni da governi di sinistra e di destra): quindi chi parla solo di Comune e sindaco lo fa in palese malafede; 3) I problemi di Parma sono riproducibili in carta carbone in quasi tutte le città: ecco perché nessun/a parlamentare di Parma, pur parlando in sede locale di una sorta di Chicago anni ’30, ha mai “pensato” di rivolgersi a chi della sicurezza è il primo responsabile: ovvero il ministro degli interni. Forse perché altrimenti emergerebbe che Parma non è certo peggio, ad esempio, della veneta e destrorsa Rovigo (un 15enne accoltellato a morte pochi giorni fa) ed emergerebbe anche che la destra, così come la sinistra, non sta assolutamente rafforzando le risorse di polizia ecc. a disposizione di questori e prefetti. Semmai, si sta costruendo un costosissimo ponte che unirà due coste ma anche due cosche, come ha messo in guardia don Ciotti.
Ecco perché le denunce da destra, pur giuste, si fermano spesso a metà strada e al comizio politico, cercando di spacciare una narrazione che fa dei sindaci i capri espiatori di altre responsabilità anche nazionali, che dovrebbero quindi tirare in ballo il Viminale, senza bisogno di soluzioni “speciali” come ronde o generali prestati alla politica…
Quello che le sinistre non dicono – Non è però meno sterile l’atteggiamento delle sinistre, a Roma e a Parma. L’autolesionistica convinzione che reclamare ordine sia una caratteristica solo della destra e quindi da respingere (come se camminare sicuri in un parco o in certe zone di città non fosse un’aspirazione comune a tutti i cittadini) ha fatto sì che il tema risultasse e risulti ancora come una sorta di tabù, sul quale anche quando se ne parla lo si fa in timido politichese.
Né mi appassiona il dibattito sull’uso o sul significato della parola “percezione” da parte del sindaco o di politici nazionali, o con quale significato. Anche perché oggi nessuno – leggendo le cronache quotidiane sulla Gazzetta – potrebbe parlare di sola percezione. Lo stesso indiscutibile calo dei reati che si è registrato per diversi anni, sicuramente – come ho cercato di spiegare sui social a qualcuno col paraocchi – ha significato la sparizione o la diminuzione di alcuni reati pericolosissimi (rapine con omicidi o con sparatorie; gli stessi scippi), ma è stato ormai controbilanciato in negativo dal dilagare di altri fenomeni: in particolare quello delle baby gang e delle risse o aggressioni di strada.
Quindi a sinistra occorre soprattutto uscire da questa timidezza: la sicurezza della città è e deve essere una priorità per qualsiasi schieramento, da affrontare con decisione e senza alcuna titubanza. Se prima ho ricordato il ruolo primario di polizia e carabinieri (ma nessun politico di sinistra o destra ci ha ancora detto quante pattuglie abbiamo a Parma, e se sono sufficienti per i reati commessi di giorno e di notte), e se ho ricordato anche gli effetti deleteri del caso Bonsu (però ormai lontani), è evidente che anche dalla Polizia Locale ci attendiamo di più. Specie ora che abbiamo, e speriamo a lungo, un nuovo comandante e che è stato incrementato il numero degli agenti.
Che ci siano più agenti ormai lo sappiamo, e almeno in centro oggettivamente li vediamo più spesso, tanto è vero che nelle cronache i furti notturni sembrano avere sopravanzato quegli episodi diurni legati ai giovani (anche davanti alle scuole) che avevano imperversato per settimane intere. Ma quali sono i risultati concreti dell’azione della Polizia Locale sul tema sicurezza? Io vorrei avere dal Comune un bollettino (settimanale o almeno quindicinale) che raccontasse i risultati concreti in termine di denunce o arresti e di controlli preventivi. Senza paura di dotare i vigili di strumenti adatti all’aggressività inedita anche contro le forze dell’ordine: tipo i taser, per capirci. Lascio ad altri, invece, l’effettiva utilità – nella situazione cittadina attuale – del ripristino del Nucleo investigativo della PL e dei cani antidroga.
Ecco: a Parma serve quindi innanzitutto una vera analisi pubblica della situazione e poi servono interventi adeguati e che coinvolgano tutti. Comprfesi noi cittadini: nei giorni scorsi ho visto un video da via Trento di quasi 3 minuti, e mi sono chiesto se i videomaker abbiano nel frattempo avvisato carabinieri o polizia, che da via Trento distano entrambi meno di 3 minuti…
Le proteste vanno indirizzate a tutti, governo compreso, e non solo al sindaco (che in tema di sicurezza è il terzo soggetto da chiamare in causa: non il primo). E non servono neppure, come ha detto con competenza il consigliere ed ex poliziotto Tramuta, ronde o simili. Semmai va bene organizzare nei quartieri e nella città più occasioni di incontri collettivi, magari anche un po’ culturali (cosa di cui abbiamo tutti bisogno! Ma di questo parlermo un’altra volta).
Capitolo repressione. A polizia e carabinieri va riconosciuto che abbiamo visto in queste settimane diversi interventi positivi, ma a questi interventi è poi strettamente collegata la situazione delle leggi: se chi viene arrestato dopo poco è libero di tornare agli stessi comportamenti (o ancor più se può essere solo denunciato a piede libero) è evidente che alle forze dell’ordine stiamo chiedendo di svuotare il mare con un secchiello, per di più forato… E se questo accade, la colpa non va ricercata nella sola discrezionalità dei magistrati, ma anche nel contenuto delle leggi stesse. Perché allora non far partire proprio da Parma o dall’Emilia Romagna un elenco di modifiche legislative suggerite dai casi concreti di questi mesi? Ovviamente intendo un lavoro bipartisan: come scrivevo all’inizio, le contrapposizioni su questo tema hanno francamente stufato.
Ovviamente, infine, non trascuro poi l’aspetto sociale: gli arresti di questi giorni erano necessari, ma non possiamo pensare di trasformare l’Italia in un enorme carcere, spesso minorile, perché sarebbe una sconfitta per tutto il Paese: dobbiamo lavorare moltissimo anche sul piano educativo, e questo ci coinvolge tutti. In particolare nel campo della droga, dove gli ultimi sequestri testimoniano che il consumo è elevato anche da parte di noi parmigiani: problema che sta a monte di quello, tanto discusso, della distribuzione delle pipe a chi fuma crack… Così come dovremmo ricordarci più spesso che l’arricchimento per questo traffico non finisce certo solo (né soprattutto) nelle tasche degli spaccini extracomunitari che vediamo agli angoli di San Leonardo o nei parchi cittadini…
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