Sembra di vedere il sorriso trionfante del titolista, dopo che in prima pagina ha sintetizzato così: “Sciopero? No, diritto di delinquere”. Già: e chissenefrega delle

centinaia di migliaia che hanno sfilato pacificamente per le strade semplicemente perché volevano semplicemente dire il loro orrore per una guerra (ma anche, almeno per la maggior parte di loro, per tutte le guerre)?

Nella prima pagina di un giornale che ebbe la G maiuscola quando vi scrivevano i Montanelli (del quale raramente condividevo le idee, ma altrettanto raramente non ne riconoscevo lo stile e l’efficacia), ma anche i nostri Torelli – che vi ricamava articoli ispirati al Vangelo della domenica -, Corradi, Gualazzini e altri, ho visto in questi giorni sintetizzata la tristezza del nostro oggi e del dibattito politico nazionale.

Sia chiaro, e a scanso di equivoci. Le violenze in coda ai cortei dei giorni scorsi ci sono state davvero, ed è sacrosanto bollarle come meritano. Chi scambia la violenza per uno strumento politico va respinto (e finalmente qualche corteo ha iniziato a farlo) e poi emarginato, e bloccato e arrestato – letteralmente – se insiste. I cosiddetti antagonisti, come ripeto da sempre, sono i primi portatori d’acqua al mulino delle destre che vorrebbero combattere, perché fanno passare all’opinione pubblica, grazie anche a titoli e giornali come quello citato all’inizio, questa volta con la g minuscola, l’immagine di una violenza a sinistra che annulla ogni possibilità di accusare chi è erede dell’ideologia che sulla violenza costruì il suo potere. Una contraddizione che capirebbe anche un bambino.

Una verità talmente evidente che se questi ignoranti studiassero almeno un pochino la Storia d’Italia, essi vedrebbero che negli anni ’60 e ’70 erano gli stessi pezzi dello Stato più reazionario a cercare di inserire qualche “testa calda” nelle formazioni anarchiche o della sinistra, per poi scaricarvi le colpe degli immancabili e a volte tragici incidenti. La stessa bomba fascista di Piazza Fontana nacque con questo preciso disegno di far ricadere la colpa sugli anarchici: e per alcuni mesi vi riuscì, anche qui con l’aiuto di qualche giornalista con la g molto minuscola. Idem negli anni delle manifestazioni di piazza col ministro Cossiga, prima che sul Paese arrivasse lo tsunami del sequestro mortale di Aldo Moro.

Mi tengo quindi una piccola percentuale di dubbio, per capire bene chi siano i violenti, ma onestamente e tristemente sembra evidente che nel terzo millennio gli antagonisti siano idioti “spontanei”, a cui magari si fa in modo di abbinare le rabbie dei giovani di seconda generazione (nessuna scusa e indulgenza neppure per loro, anche se è incredibile che la politica nazionale e locale non si ponga mai il problema di costruire una cultura condivisa almeno con chi di loro si voglia davvero integrare). Sarebbe importante, al di là dei nomi e cognomi, che giornali e talk show approfondissero le storie da cui provengono i violenti dei giorni scorsi.

Ovviamente, però, tutto questo non cancella altre due cose: 1) la violenza è anche nel terzo millennio trasversale e non ne è certo immune la destra che dà lezione (stiamo ancora aspettando condanne esplicite per i neofascisti che assaltarono la sede Cgil o per le aggressioni a un giornalista torinese da parte di Casapound). Lo si è visto anche in questi giorni a Roma con un assalto squadrista a un pub in risposta alle provocazioni dei ProPal; 2) come dicevamo all’inizio, e pur senza nascondere nulla sugli incidenti è stato estremamente disonesto cercare di far prevalere episodi gravi ma isolati rispetto alla straripante pacifica manifestazione che (piacesse o no) ha riempito le strade di Parma, di tante città italiane e di tanti altri Paesi. E sarebbe non meno triste degli incidenti il voler nascondere o svilire questo ampio pronunciamento popolare.

E allora, come dice il titolo, l’impressione è che stiamo diventando un po’ tutti dei tristi “antagonisti”. Ma di noi stessi. Perché stiamo perdendo (e il richiamo a Montanelli non era casuale) l’abitudine a un confronto che sia fatto di idee: magari anche duro ma comunque rispettoso, fondato sulle idee e banalmente consapevole che l’ideologia perfetta e risolutiva non è stata inventata né dalla sinistra né dalla destra.

E non è così solo sul Medio Oriente, dove solo chi non ragiona può non vedere sia i crimini di Hamas che quelli di Netanyahu. E’ sufficiente un dibattito sulla sicurezza a Parma, per vedere falsità e bassezze contrapporsi a minimizzazioni e amnesie altrettanto insostenibili. Sì: stiamo diventando antagonisti di noi stessi e della nostra capacità di ragionare, anche autocriticamente come a volte occorre saper fare.

Antagonisti di noi stessi. Tristi. Tutti…

(La foto è tratta da un video pubblicato su YouTube da Local Team al link https://www.youtube.com/watch?v=nK40VHKVmxM )

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