Immaginate di doverle contare una per una: 27 mila ore, se le mettiamo in fila, sono

(ve lo dico senza che facciate il calcolo) più di 1100 giorni. E se vi è capitato a volte, come è probabile, di dover misurare quanto possa essere lunga già una sola ora, immaginate quel numero con il peso specifico di doverlo vivere in un ospedale, al seguito di bambini e bambine in un reparto oncoematologico…

Basterebbe questo. Bastano già i numeri snocciolati in apertura da Corrado Vecchi, dopo le parole sempre trascinanti del prof. Giancarlo Izzi, per rendere ogni volta speciale la Festa della Riconoscenza di Giocamico. Ed è solo l’inizio, perché poi ci sono i sorrisi, come è giusto che sia in una festa, e poi ci sono anche le lacrime, che bagnano e rendono ancor più veri ed emozionanti i racconti di genitori grati. “Rientravamo nella stanza dove avevamo lasciato nostro figlio con la compagnia di un Giocamico e lo trovavamo sorridente. E noi, nel frattempo, avevamo avuto la possibilità di sfogare fuori dalla stanza la nostra tensione e il nostro pianto”.

E’ impossibile raccontare tutte le emozioni: occorrerebbe esserci. Ed è importante che ad ascoltare ci siano, da sempre, le autorità: Ospedale, Comune, Regiome. Perché tutti sanno che dietro quei numeri non c’è solo una bellissima storia di volontariato, ma ci sono concreti e importanti vantaggi anche per l’organizzazione medica: si pensi solo al lavoro psicologico con cui Giocamico accompagna i piccoli pazienti che si recano alla Risonanza magnetica, evitando in questo modo la necessità della sedazione.

Tutto, anche la presentazione di un calendario realizzato in corsia oppure un video musicale che seppur col sorriso è un impegno in più aggiunto a quello quotidiano, profuma di buono. Ed è bellissimo poi ascoltare dei volontari che si preoccupano per prima cosa di ringraziare per ciò che ricevono, e mai sottolineano il tanto che danno, da ormai 27 anni (ecco ancora quel numero 27 verdiano: e infatti Giocamico è uno splendido coro).

E’ una perla rara, nella città che si arrocca sempre più fra egoismo e cattiveria. Impariamo a coltivarla e a prenderne esempio.

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