Entrare con un doppio e assurdo pregiudizio: il deja vù (che nasce dalla foto più iconica della bambina afgana con gli occhi color mare) e la freddezza che
i colori di alcuni scatti mi erano parsi trasmettere. Uscire invece coinvolti e arricchiti dalla conoscenza più ravvicinata con un grande artista.
Steve McCurry da Philadelphia, 75 anni, ne mette in mostra oltre 40 trascorsi a fotografare il mondo, nello spazio sempre prezioso e stimolante di Palazzo Pigorini in strada Repubblica. Questa volta, diversamente dalle rassegne solitamente ospitate al Pigorini, l’ingresso è a pagamento, ma ci sono varie riduzioni (ad esempio per gli studenti) e c’è un apprezzabile abbinamento con la mostra di Balla nel vicino Palazzo del Governatore. E ne vale la pena.

E’ davvero singolare e sorprendente il senso, che gli scatti offrono al visitatore, di mondi diversi eppure davvero parte di un mondo unico: una globalità che Mc Curry coglie soprattutto (ma non solo) negli occhi di chi ritrae. Con la pazienza, come lui stesso ha spiegato, di attendere che le persone davanti a lui si dimenticassero della macchina fotografica, per poter mettere anudo anche qualcosa della loro anima.
Mentre guardi ammirato la sequenza dei volti, hai la sensazione inedita che questa volta sia la mostra a guardare te… E un po’ è davvero così, perché quei volti e quegli sguardi ci raccontano, ed impongono alla nostra fretta superficiale ed egoista, i drammi di tante zone del pianeta. Ad iniziare proprio dalla celeberrima e “iconica” immagine della bambina afgana, che conquista per la bellezza dello scatto e di quel viso ma che al contempo con quello sguardo smarrito testimonia anche il dramma di tutti i rifugiati. (Peccato solo per lo sfondo del muro, non all’altezza dello scatto e di quello a lato).


Ma c’è molto di più e di inedito, almeno per un visitatore meno documentato come il sottoscritto. C’è un inizio dai colori caldissimi (vengono in mente Storaro e Bertolucci), c’è l’11 settembre (due scatti tragicamente eccezionali per raccontare l’angoscia di quel giorno da una angolazione diversa), ci sono altre distruzioni, religioni, emozioni, distorsioni…


C’è l’umanità in cammino. Una umanità travagliata, che un grande fotografo sa raccontare in modo da suscitarci insieme ammirazione e riflessione. Da vedere assolutamente.




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