Quale occasione migliore per dedicarsi al più parmigiano dei passatempi? Nel giorno di
Sant’Ilario è anche il gioco più facile: chi ha da ridire sui premiati, chi sulla cerimonia, chi sul discorso del sindaco, chi sulla passerella autoreferenziale della città… E infatti quanta ironia, già oggi sui social, sulla “città in movimento”, immagine scelta dal sindaco Guerra nel suo discorso.
Beh: spiacente per critici e politici pregiudizialmente all’opposizione (e questa volta faccio invece i complimenti a Bocchi che ha colto ed elogiato lo spirito bipartisan), ma a me il Sant’Ilario è piaciuto. Facciamo pure un po’ di tara alla retorica della provincia, ma fin dall’iniziale Coro delle sfide impossibili (quelle del carcere: complimenti a Gabriella Corsaro che lo ha diretto) a me è sembrato un bel Sant’Ilario, nel quale lo spirito di una città per un giorno sopra le parti è sempre evidente anche nelle parole che fanno da filo conduttore della cerimonia, del Presidente del Consiglio comunale Alinovi. E lo dico nonostante neppure stavolta la meritevole candidatura di una vita per la città, che presentiamo da 5 anni insieme a un altro collega, sia stata accolta.
Belle le parole istituzionali, bello il richiamo al dialetto sanguigno di Zerbini, bello il discorso del sindaco Guerra: e in queste occasioni ci si accorge che avere un sindaco bravo a parole non è un dettaglio riduttivo, ma serve a indicare gli obiettivi per la città. Obiettivi alti, che non significa sminuire i problemi quotidiani: come la sicurezza, al cui proposito il sindaco ha ricordato che le competenze principali non sono del Comune ma di una catena che dalle forze dell’ordine arriva al governo. E di questo bisognerà riparlare, con più concretezza (a sinistra) e meno comizi e doppiezze (a destra).
Se però dovessi indicare il momento migliore di questo Sant’Ilario, è certamente quello delle parole di Paolo Nori. Abbinato all’altra medaglia d’oro legata al mondo imprenditoriale (Colser), lo scrittore ha aggiunto il valore di uno sguardo esterno (vive a Bologna e ha sempre parlato di Parma senza cadere nella retorica che a volte è nostra) ma contemporaneamente carico di affetto, e con tanti stimoli su ciò che la Cultura può offrirci.
E poi gli attestati di benemerenza. Come ogni anno da ormai 40 anni, sono persone o associazioni che hanno dato qualcosa di loro alla città. Un esempio di Parmigianità vera, rispetto al costante inaridimento, fra egoismi e mediocrità, che ci avvolge. Sì: decisamente la Parma di Sant’Ilario è molto meglio della Parma di ogni giorno, compresa quella vigilia in cui si è voluta trasformare l’ennesima (e teoricamente legittima) premiazione in una tristarella passerella politico-elettorale…
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