La prima volta che l’ho potuto ascoltare con calma è stato a Scritture d’acqua, alcuni mesi fa, quando aveva abbinato con passione ed efficacia alcune storia fra calcio e…alcol. Ma anche
in altre occasioni, seppure a distanza o magari anche solo attraverso i social (che a volte sono davvero utili e arricchiscono la mente) mi aveva sempre colpito la particolare angolazione con cui il parmigiano Remo Gandolfi guarda al football, ad esempio con i suoi “Matti, miti e meteore” a varie latitudini: una collana di cui io per ora ho letto con piacere la versione dedicata all’Italia.
Ora, seppure a oltre due anni dall’uscita, mi sono potuto misurare con “Ero Pierino la peste”, che per i calciofili con i capelli grigi come i miei è una definizione già sufficiente per identificare il soggetto del libro: Pierino Prati. Uno dei calciatori che hanno segnato un’epoca fra gli anni ’60 e ’70, per il quale è passata l’immagine di alternativa o “seconda scelta” rispetto allo straripante Gigi Riva: ma il libro di Gandolfi spazza via anche questa sciocchezza calcistica, seconda solo alla presunta incompatibilità Mazzola-Rivera.
In realtà, tanto per dirne una, stiamo parlando dell’unico calciatore capace di mettere a segno una tirpletta in una finale di Champions League (allora Coppa dei Campioni), nella serata che vide il Milan dominare sull’Ajax, per 4-1.
Ma nel libro c’è tanto altro su “Pierino la peste”, che ci ha lasciati nel triste 2020 del Covid. Ed è interessante, sia per il lato sportivo che per quello umano, scoprire meglio anche il Prati degli inizi (Salernitana e Savona) e quello del dopo-Milan (Roma, Fiorentina e di nuovo Savona). Non solo un goleador dai numeri incredibili: 212 reti in 472 partite! Ma anche e soprattutto un ragazzo semplice e simpatico, amato dai compagni e rispettato e apprezzato anche dagli avversari, nonostante allora i difensori, con il marcamento a uomo, fossero decisamente più ruvidi.
Insomma, una storia di calcio ma non solo di calcio, che Gandolfi ha raccontato insieme al figlio Cristiano Prati. Tutta da leggere, insieme agli altri “Matti-miti-meteore” e in attesa di nuove storie dentro un pallone.
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