“E’ morto Verdi!” urla disperato il gobbo Rigoletto annunciando, nelle prime scene del Novecento di Bertolucci uno degli eventi che segnano tristemente l’inizio del secolo. E Verdi muore ancora ogni giorno fra Parma e
Piacenza, nella vergogna di Villa Sant’Agata.
Sono ormai trascorsi 4 anni da quando uno dei più imbarazzanti ministri della cultura (Gennaro Sangiuliano, in queste ore alla ribalta per una possibile accusa di tentato omicidio che lo collega a Maria Rosaria Boccia, nell’unica e non encomiabile vicenda per la quale si ricorda il suo operato da “ministro”) promise l’impegno per la riapertura.
E qui, per chi non lo sa, dovremmo spiegare che cos’è Villa Verdi, che si trova appunto a Sant’Agata di Villanova d’Arda, provincia di Piacenza, a due passi dalla Bassa Parmense. Qui Giuseppe Verdi visse a partire dal 1851, insieme a Giuseppina Strepponi, e qui immaginò e compose alcune delle sue opere più famose: la Villa ospita cimeli storici di grande importanza per la conoscenza del Genio di Roncole ed è arricchita da uno splendido parco.
L’edificio è al centro di una non semplice contesa giuridica fra gli eredi del Maestro. Ma 4 anni di chiusura nonostante gli annunci strombazzati da due ministri (dopo Sangiuliano ora abbiamo un altrettanto inconsistente Giulì) sono un’enormità e appunto una vergogna. Non solo: per chi volesse comunque ammirare almeno da fuori il cancello quel luogo “sacro”, le foto che vedete qui sotto illustrano eloquentemente l’abbandono e il degrado.
“E’ morto Verdi!”. E muore un Paese che non sa onorare i propri Grandi…












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