La data di oggi dovrebbe essere sottolineata e spiegata a tutti coloro che vogliano capire qualcosa degli ultimi 60 anni in Italia senza fermarsi a

qualche pezzo di slogan buttato lì su facebook.
Quel 12 dicembre alcuni (non pochi) mezzi uomini cocepirono e misero a segno a Milano in piazza Fontana, il primo vile e orrendo attentato della strategia della tensione, preparata e poi coperta anche da servitori infedeli dello Stato che non accettavano i cambiamenti della società dopo il Sessantotto e dopo le prime battaglie sindacali del 1969.
C’è anche una notizia “parmigiana”, poco conosciuta dai più. Quella bomba, infatti, fu progettata in ambienti neofascisti, ma fin dall’inizio la colpa doveva essere fatta ricadere sugli ambienti anarchici, complici appunto apparati dello stato (s minuscola) deviati. E a proposito del riconoscimento dell’anarchico Pietro Valpreda da parte di un taxista che lo avrebbe accompagnato alla banca, fu il parmigiano Edgardo Bonazzi (che era in carcere per l’omicidio di Mario Lupo) a parlare di un “sosia” di Valpreda, sempre appartenente a gruppi neofascisti, che sarebbe giunto a Milano appositamente. Un altro tassello che, seppur smentito dal diretto interessato, viene considerato parte di una verità ormai storicamente ricostruita, anche se troppo tardi per consentire la condanna dei responsabili, a loro volta protetti da servizi segreti e non solo.
E piazza Fontana fu solo l’inizio di una storia di sangue che doveva proseguire sui treni, in piazza Loggia a Brescia, alla stazione di Bologna. Quando parliamo di fascismo, non dobbiamo parlare di un secolo fa, ma di quanti hanno continuatoi nei decenni a coltivare il sogno di uno stato retto contro la democrazia. Una malattia che, come abbiamo visto nei giorni scorsi in Germania, non è ancora completamente debellata.
Ecco perchà bisogna ricordare la storia di quel 12 dicembre 1969. E studiarla. 

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