Forse pregustava anche lui un the caldo negli spogliatoi insieme alla squadra, “Scusi, signor Riva…” provai a dirgli in mezzo al campo: e lui, di fronte al giovane e impacciato cronista della Gazzetta di Parma, si fermò e accettò con grande disponibilità e cortesia quella intervista non programmata nel freddo di

un pomeriggio dicembrino a Guastalla, dove il Cagliari stava disputando l’amichevole di metà settimana grazie alla presenza nelle sue file del guastallese Lamagni.

In cinque minuti parlammo del suo nuovo ruolo di dirigente, così come stava avvenendo per Rivera e Mazzola; parlammo di come guardava alla sua carriera fatta anche di infortuni (“Mi sento comunque un privilegiato”). E quando gli chiesi quale dei suoi tantissimi gol gli sembrava il più bello, e lui mi rispose “Quello alla Germania”, io intesi il volo d’angelo di testa a Napoli contro la Germania Est (uno dei gol più esaltanti mai visti in tv), mentre lui si riferiva alla giocata, non meno straordinaria, del leggendario Italia-Germania dei Mondiali messicani. Chiarito l’equivoco, aggiunsi che in effetti non era facile scegliere, e lì vidi quel suo sorriso mai completo ma sincero, che tanti hanno ricordato in queste ore.

Cinque minuti: a volte bastano a misurare la sensibilità di un campione. La stessa che lo portò ai funerali di un bambino sardo morto a 10 anni per avere battuto il capo dopo avere effettuato una rovesciata; Riva non conosceva il bambino o la sua famiglia, ma sentì di dover essere presente, lui che aveva regalato all’intera Sardegna la più bella rovesciata-gol del nostro calcio (a Vicenza), tappa spettacolare dell’ancor più incredibile scudetto, che fece gioire un’isola abituata a disinteresse e umiliazioni da parte del “continente”.

Cinque minuti non sono nulla. E a qualcuno sarà parso esagerato anche il rilievo dato in questi giorni alla notizia della morte di un calciatore, Altre volte è così: altre volte i mass media ingigantiscono il valore di notizie legate a protagonisti dello spettacolo o dello sport.

Ma chi ha visto le immagini dei funerali ha capito. Con Gigi Riva non è morto solo un grande calciatore: è morto un pezzo di epica e storia di un’isola intera, ed anche un pezzo di bella Italia, che con la maglia della Nazionale ci ha fatto sentire un po’ migliori, con il suo esempio dentro e fuori dal campo.

Amato come Maradona a Napoli senza gli eccessi di Maradona. Il ricordo di “Rombo di Tuono” è destinato a rimanere a lungo, e a rimanere per noi un esempio. Rombo di Tuono in campo, mite e riservato fuori: un vero sardo, anche se era nato a Leggiuno di Lombardia. E mentre seguivo le immagini di quel grande funerale collettivo, con le belle parole del figlio, ho pensato che non se ne è andato un Campione del passato ma un bell’esempio per l’oggi. Da non disperdere nel tempo, così come il tempo non ha disperso il ricordo del carisma e della gentilezza di quei cinque minuti.

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