Mai farsi ingannare dalle apparenze. Ma a volte

le apparenze non ingannano, neppure in certi incontri di pochi minuti come quello con una scrittrice debuttante che si è regalata il suo primo romanzo sulla soglia dei cinquant’anni e che poche settimane fa era ai Diari di bordo dei sempre bravissimi Antonello Saiz e Alice Pisu. Ma paradossalmente, incontrare una persona che appare simpatica e positiva finisce poi per accrescere i timori per la lettura del libro, con la paura che la pagina scritta non sia all’altezza dell’empatia.

No: non solo sono bastate le prime pagine (già il solo incipit è di spessore) di Ci sono mani che odorano di buono di Sara Gambazza per allontanare i timori, ma anche continuando a sfogliare – e alla fine le pagine sono 360 – non c’è momento di stanchezza o di dubbio, per il lettore. I brevi capitoli (scelta narrativamente felicissima) si chiamano l’un con l’altro, e prendono a braccetto chi legge fino alla fine.

I protagonisti sono un gruppo di persone. Ma più di tutti il protagonista è il quartiere Cinghio, fetta di Parma allungata oltre il Montanara, e a sua volta rigorosamente divisa in Cinghio nord e Cinghio sud. “Il Cinghio è l’angolo lurido che ci hanno lasciati” si legge a un certo punto: e in quella frase c’è tutto, dalla droga che a sua volta chiama la violenza, all’emarginazione.

Ma è spesso in quei posti che l’umanità, percorrendo strade traverse ed impervie, coltiva fiori inaspettati, che magari sbocciano tardivamente ma che sono pieni di bellezza. Ma bisogna “saperci stare”: al Cinghio come nella vita, e la strada – banalmente e contro le leggi più apparenti del quartiere e del mondo – è avvicinarsi, spartirsi, condividersi anche nelle differenze e nelle diffidenze.

Sara Gambazza riesce a fare proprio questo: fa avvicinare tra loro i suoi personaggi, pur fra mille dubbi e fra mille selvaticità, e contemporaneamente avvicina noi a quel mondo. C’è, seppure in uno stile differentissimo, un quasi pasoliniano svelamento di un mondo non omologato, o non del tutto, alla regola del comsumismo e del denaro: o meglio, il culto del denaro c’è e passa attraverso lo spaccio dlela droga e le violenze per chi sgarra. Ma la sabbia (e la m….) non ha ricoperto interamente i sentimenti. Li ha solo un po’ addormentati: e a volte può bastare una nonna, o una pioggia, a risvegliarli.

Lo dico da semplice lettore e senza pretese da critico: credo che a Parma sia nata una scrittrice. Vera.

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