Per una volta non ci accuseranno di provincialismo, visto che la madre di tutte le discussioni sugli Spelacchi è stata – come si ricorderà – la Roma

Caput Mundi della sindaca Raggi. Ci sta, quindi, che l’arrivo in Piazza Garibaldi di un abete malmesso avesse acceso discussioni e soprattutto commenti ironici.

Poi, nell’era dei social (chi è senza polemica scagli la prima pietra…), l’ironia ha lasciato il campo a una sorta di vera polemica, con toni forse adatti a temi di diverso spessore. Però era evidente che “Spelacchio”, come subito era stato ribattezzato dai parmigiani sulla scia del predecessore romano, rischiava di mettere in difficoltà l’immagine della giunta in una delle occasioni e in uno dei luoghi più evidenti, nel cuore della città.

Il rimedio ha fatto a sua volta sorridere, con quei rami “attaccati” a mo’ di protesi, ma già lì la situazione sembrava leggermente migliorata. Poi, l’accensione (non so se con una luminosità più spinta, anche se scherzando ho parlato di “effetto Barbara D’Urso o Paola Ferrari”) ha trovato tutti o quasi d’accordo: lo Spelacchio illuminato non appare più molto diverso dai precedenti alberi della Piazza. Anzi, sui social le parti si sono invertite e stavolta ad arrampicarsi sugli specchi – come un po’ era avvenuto a parti invertite nei primi giorni – sono stati gli oppositori di Spelacchio. E della giunta.

Chi ha ragione e chi ha torto? In fondo nessuno: è vero che l’arrivo di Spelacchio non poteva suscitare entusiasmo, è vero che oggi l’albero (come il cronista ha verificato poche ore fa) figura benissimo, è vero anche che la piccola vicenda è servita a che a ricordarci che la perfezione non è di questo mondo e che anche i brutti anatroccoli a volte brillano come cigni, e dai cigni non sono poi così diversi.

Semmai, chi passasse dalla Piazza potrebbe trarne una utile riflessione su quello a cui il Natale dovrebbe servire: ovvero ricordarci lo spirito del Natale, che non è solo luminarie e regali, ma dovrebbe essere qualcosa di diverso. E per questo, basterebbe spostarsi di pochi metri nella stessa Piazza, verso i Portici del Grano, dove un presepe in attesa ci ricorda che nella storia più bella dell’umanità – vera o inventata che sia – la prima Spelacchia era una grotta di sola paglia…

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