Buffa e tragica insieme, la creatura umana. Quasi ogni giorno ci chiediamo che cosa aspettino Putin e Zelensky (e chi li può condizionare) a cessare la maledetta guerra e a sedersi a un tavolo per risolvere pacificamente torti e ragioni. Ma intanto, nella nostra piccola piccola Parma

è da quasi 7 anni che si trascina una piccola ma irrisolta e un po’ assurda storia di calcio e incomprensioni.

Sto parlando del brusco divorzio fra il Parma calcio del 2016 e il terzetto Scala-Apolloni-Minotti (qui lascio a parte Galassi e già dal titolo potete capire il perchè). Non giudico i dettagli di quella vicenda perchè non li conosco, in quanto non mi occupavo più di calcio giornalisticamente; non attribuisco quindi torti e ragioni, che probabilmente furono, banalmente, da entrambe le parti.

Ne riparlo perchè fra poco più di un mese, il 12 maggio, saranno 30 anni dalla più bella emozione calcistica di Parma. Anzi: dire calcistica è dire poco, perchè fu una notte magica praticamente per tutta la città, in festa per un primo e incredibile trionfo europeo: la vittoria della Coppa delle Coppe nello stadio di Wembley. Uno stadio gialloblù, se pensate che a Londra si erano trasferiti ben 12mila pramnzàn.

Fu un sogno trasformato in favola calcistica e in realtà sul campo. Arrivò dopo la promozione in serie A (anche quella un sogno), dopo una Coppa Italia da lustrarsi gli occhi (fu vinta contro la super Juventus…), e prima di altri successi straordinari in campo nazionale ed europeo.

Era il Parma di Nevio Scala, allenatore in quei 7 splendidi anni. Era il Parma di capitan Lorenzo Minotti, che nell’aria di Wembley disegnò una delle più belle traiettorie con il gol che sbloccò la partita, prima che Melli e Cuoghi fissassero il successo gialloblù dopo il provvisorio pareggio dell’Anversa. Ed era anche il Parma di Gigi Apolloni, baluardo difensivo capace di difendere ma anche, quasi sfrontatamente, di dribblare di tacco Maradona… Un Parma sbarazzino, sfrontato, spumeggiante, simpatico: indimenticabile.

Poi, diversi anni dopo, quei tre (insieme appunto al sacchiano Galassi) tornarono a Parma nel nostro momento più buio: la serie D post-fallimento Ghirardi. Ci restituirono dignità ed entusiasmo, oltre a un immediato ritorno in C. Ma l’anno dopo ci fu la rottura, e 7 anni dopo nessuno l’ha più ricomposta.

Allora torno a dirlo. Non so se e come Parma e il Parma (anche se quest’ultimo non ha neppure segnato in agenda le scadenze Irpef…) vogliano celebrare questo trentennale. Non so se e come ci siano margini di ricucitura con i dirigenti e la proprietà di allora: come ripeto, immagino che ognuno avesse le sue ragioni. E che ognuno avesse i suoi torti. Ma davvero, al confronto di altre riappacificazioni che desidereremmo nel mondo, come possiamo pensare che nella nostra Parma non si possa finalmente comporre questa frattura con alcuni protagonisti di quella meravigliosa serata?

Manca poco più di un mese. Chissà che in questa città qualcuno non ci faccia un pensierino e non trovi il modo giusto per restituire a quella serata e a chi ne fu protagonista il vestito della Festa…

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