Quando la terra e le persone si inaridiscono, solo la Letteratura può venirci in aiuto. E quindi credo non sia solo uno spunto di attualità

ad avere indirizzato il nostro Guido Conti verso La siccità come titolo e come tema del suo ultimo libro.

Guido ha da qualche tempo risalito il corso del Po, ma senza mai dimenticare Parma: nè come autore (La città d’oro, Fra Salimbene) nè come editore (C’era una volta Parma…). Qui è l’Oltrepò Pavese a fargli da sfondo, e ad offrirgli un sentiero – di terra secca – che ha saputo seguire da narratore di qualità e di cuore, come si è imposto ormai da tempo.

La siccità è una piaga del nostro tempo (che poi offre anche il rovescio della medaglia delle disastrose piogge da inondazione) con la quale ci stiamo abituando a fare i conti in tante zone d’Italia. Una aridità che strangola i raccolti e chi ne vive.

Conti ne segue le tracce e le crepe, nella terra come nella crescente im-pazienza degli agricoltori, sempre più disperati e a volte rassegnati nei confronti di una Natura ormai matrigna e nemica. Diminuiscono i raccolti, quando ancora si salvano, e tutto inevitabilmente influisce anche sui rapporti umani.

Il libro segue tutto questo attraverso gli occhi e i dubbi, entrambi innocenti, di Andrea, che ha appena concluso l’anno scolastico e si ritrova quindi “condannato” alla lontananza dagli amici e alla convivenza con gli adulti della sua famiglia. E’ un’estate che lo farà crescere, ma è anche un’estate colma di dubbi: si deve restare incollati a questa terra avara o è il momento di andarsene a cercare altri lavori?; si può ancora dedicare tempo e passione all’attività politica o il sindaco è oggi solo il bersaglio per ciò che assedia i suoi cittadini ma che nessuno, e non certo solo un sindaco, può risolvere?

Uno scenario cupo, davvero secco, ma nel quale Conti dissemina personaggi, atmosfere e situazioni che invogliano pagina dopo pagina alla lettura, proprio come quei coltivatori si ostinano a cercare di far vivere quella terra, quelle coltivazioni, quelle piante… E il tocco finale (su cui ovviamente nulla sveleremo) è un delicato tocco da favola, altro registro che il poliedrico scrittore parmigiano – del quale io ricordo sempre anche le splendide biografie di Giovannino Guareschi e Arrigo Sacchi – sa governare, in una tradizione che intorno al Po ha sempre avuto terreno fecondo.

Bentornato, quindi, al Conti narratore (editore Bompiani), perchè alla fine la siccità può inaridire i terreni, ma non deve e non può – finche ci sarà come qui buona Letteratura – inaridire noi.

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