Non ci speravo, ma sono sopravvissuto. Eccomi miracolosamente qui a raccontarvi

tre lunghi giorni, immerso e prigioniero in una realtà che è fra le minacce più incombenti sulla nostra bella e civile società: il Femminismo.

Lo avete letto sui giornali, no? (Beh: diciamo almeno su “certi” giornali)… Il nuovo femminismo, condito di inquietanti lettere (LGBTQIA+) e aggettivi tipo “intersezionale”, di cui dovremo farci tradurre il preoccupante significato da qualche generale, vuole scardinare le regole del nostro vivere. Beh, dire “del nostro vivere” forse utilizza un verbo improprio, in un Paese dove invece ogni tre giorni una donna muore, per mano del partner o ex partner o dintorni. Ma chi, nonostante questo e nonostante l’enorme iceberg di violenze e discriminazioni che sta sotto la tragica punta dei femminicidi, metterebbe in dubbio che viviamo nel migliore dei mondi possibili, purché ovviamente si vigili sulla stabilità delle famiglie “normali”: quelle che anziché genitori 1 e 2, abbiano una mamma e un papà che garantiscano quindi una educazione sana e corretta? Tipo magari il papà e la mamma lumbard che ieri hanno lasciato in auto la bimba di 8 mesi per andare a una festa (ma che, essendo consci dei doveri e dell’affetto di una famiglia appunto normale, sorvegliavano comunque la creatura con una videochiamata, e forse avevano già insegnato alla piccola ad inviare un whatsapp in caso di bisogno).

In realtà, seppur pronto a ribattere a dovere, ho dovuto prendere atto che in tre giorni nessuno era minimamente interessato a conoscere o modificare i miei o gli altrui orientamenti sessuali: ci si incontrava e si parlava, semplicemente, fra persone. Ma noi sappiamo bene che queste femministe, non paghe di scardinare l’istituto della famiglia tradizionale (quella che curiosamente nessun/nessuna leader di un certo schieramento ha saputo o voluto crearsi), vogliono ribaltare anche i nostri valori cattolici, che i leader più profondamente religiosi sottolineano anche col vangelo nei comizi, con i richiami a Maria dal Cuore Immacolato, con la cristianità urlata per il globo terracqueo.

Oddio, qui devo ammettere che l’accusa forse non è infondata: accanto a me, ho infatti visto sorgere fin dal primo giorno il gazebo dell’UAAR (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti). Gente che ho studiato attentamente, pronto al “Vade retro” se mi avessero proposto il loro eretico sbattezzo, per poi scoprire però che trattasi di persone profonde e godibilissime, cui ho chiesto volentieri i moduli per il Testamento biologico e con cui abbiamo perfino ipotizzato una collaborazione il prossimo anno, in occasione del 60° dello splendido Vangelo secondo Matteo diretto dall’ateo Pasolini. E sono pure simpatici: infatti certamente gli atei sorrideranno nel vedere che ho volutamente iniziato il paragrafo a loro dedicato con l’interiezione “oddio”…

OK, direte voi: ma il resto? Ebbene sì: il resto era ed è davvero minaccioso. Efficienza, organizzazione, dibattiti (affollati) fin dalle 10,30, idee, confronti, rivendicazioni chiarissime (ad esempio, oltre a non morire per nostra mano maschile, anche avere se possibile la stessa remunerazione uomo/donna a parità di incarichi lavorativi). E poi la cosa che più mi ha preoccupato: nessun urlo, molta ironia e molti sorrisi. Sì: sanno perfino sorridere, e quindi di queste femministe c’è davvero da preoccuparsi…

PS1 – Caro Sindaco, cara Giunta, cara Opposizione, chi di voi è venuto in questi tre giorni al Parco della Musica ex Eridania ha potuto vedere, ascoltare e toccare con mano. La Casa delle Donne di Parma è una realtà di spessore e in grado di muovere anche in un weekend semiestivo diverse centinaia di parmigiani. Quindi, nella città che legittimamente discute (e ognuno avrà la sua opinione) delle richieste di chi ama il calcio, di chi vuole volare da Parma, dei melomani ecc. ecc., questa realtà merita al più presto di avere una Casa vera. Sono ormai passati 3/4 anni da quando ascoltai il nascere del progetto nei primi incontri. Il Festival ReSister ci ha riconsegnato una associazione credibile, matura e stimolante: e 3-4 anni sono davvero troppi per accettare che non si siano ancora risolti i piccoli problemi per dar loro una sede. Non sarebbe una giunta progressista (anzi: non sarebbe una giunta comunale) quella che non rispondesse in tempi brevissimi a una istanza così concretamente avallata dalla tre giorni dell’ex Eridania.

PS2 – Ma chi mi ha messo per tre giorni, vi sarete forse chiesti, in questa scomoda posizione? Ah, niente di speciale: ero lì ad alternarmi con gli altri tre gatti della piccola associazione Maschi Che Si Immischiano: se vi interessa ci trovate sulla pagina facebook, se siete contrari o ritenete anche noi una (piccola) minaccia, potete unirvi a quelli che – quando non hanno di meglio da fare – ci deridono sui social. Magari senza conoscerci: come accade in “generale”…

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