Un verso dei suoi: “non c’è più luce di Natale”. Un verso dei suoi perché guardava lontano, già nel

1960. Un verso dei suoi perché spogliava la nascente retorica degli anni del boom economico, in una Italia che stava effettivamente cercando di rinascere dalle macerie della guerra, e apparentemente, e che spiritualmente sembrava avvolta nella rassicurante bambagia del cattolicesimo incarnato al governo dalla DC.

A voler sorridere sul Pasolini profeta c’è perfino – nella risposta a una lettrice che le chiedeva appunto di quel verso e di quella poesia – una anticipazione delle cronache sulla…Ferragni (“Non c’è più una scintilla sola dello spirito di Cristo nei Natali della operazione-panettoni…”). Ma al di là delle forzature, sarebbe difficile non riconoscere che in quei versi e in quelle parole c’è la sensibilità di avere capito e interpretato un malessere che oggi si è infiltrato e incancrenito nel nostro Natale terzo millennio.

Chi ha ancora occhi per guardarsi intorno vede soprattutto guerre, violenze, voglia di prevaricare… Non che non vi siano – per fortuna – diffusissimi esempi opposti, di generosità e di gratuito adoperarsi per gli altri. E’ così anche nella nostra città, anche se queste buone notizie sembrano affogare nel mare quotidiano degli episodi nel segno di piccole o grandi violenze. E non è necessario essere credenti per cogliere questa discrepanza fra lo spirito natalizio nel quale (anche laicamente) un po’ tutti crediamo e la diversità dei comportamenti quotidiani e delle nostre parole, ad esempio sui social.

Forse dovremmo rileggere quei versi, e magari parlarne di più nelle librerie, e ovunque si voglia farlo. Proprio a proposito di Pasolini, intanto, il prossimo anno ci darà una grande occasione: il 60° del suo straordinario film Il Vangelo secondo Matteo. Guardatelo, appena vi capita, e vediamo tutti insieme se la luce del Natale siamo ancora in tempo a riaccenderla…

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