Il primo a capirlo fu il Canta. Magari era meno concentrato sul greco e sul latino, ma già al liceo lui era avanti in tante altre cose e viveva già in un mondo di amplificatori, casse e suono musicale, che sarebbero diventati il suo lavoro e (mi piace pensarlo) il suo divertimento. E in fondo ero lì un po’ anche per lui: “c’era” anche lui, come sempre “c’è” alle nostre cene, quando

all’Auditorium Paganini delle stagioni concertistiche classiche è andata invece in scena una diversissima serata dedicata ai Genesis. Appunto il gruppo semisconosciuto di cui Stefano Cantadori iniziò mezzo secolo fa a magnificarmi musica e inventiva.

Per ascoltare i Genesis: i primi Genesis e quelli più “veri”, l’alternativa a vinile o cd o mp3 ecc, è andare a vedere e ascoltare i Watch, cover band milanese. E ovviamente non è la stessa cosa, anche perché all’inizio l’acustica dell’Auditorium non era proprio quella magnificata dalle nostre cronache all’inaugurazione del recupero progettato da Renzo Piano.

Ma poi, pian piano, l’acustica e soprattutto la band hanno preso quota tantissimo. E se all’inizio il godimento era soprattutto quello, pur sorvegliato, di riscoprire per l’ennesima volta la creatività di Peter Gabriel e soci, poi c’è stato spazio anche e soprattutto per ammirare la filologica interpretazione della band sul palco, come molti avranno già letto – meglio che da me – nella puntualissima cronaca sulla Gazzetta domenicale di Aldo Tagliaferro.

Risultato: una serata avvolgente e preziosa. Con qualche inevitabile nostalgia, come quando ci si ritrova in una convention di capelli imbiancati, ma anche con una consapevolezza: essere giovani oggi sarebbe ovviamente stupendo, ma esserlo mezzo secolo fa ci ha regalato una varietà ed una qualità musicale che forse è da invidiare, anche per pimpanti ragazzi e ragazze del terzo millennio.

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