Il secolo di Basaglia. Oggi sono cento anni dalla nascita dello psichiatra veneziano, eppure mai come in questa ricorrenza che ci porta indietro di decenni ci si accorge quanto fossero avanti sui tempi quella stagione e quella politica… Mentre scorrono

su Raistoria le interviste di fuoriclasse del giornalismo come Sergio Zavoli (allo stesso Basaglia) ed Enzo Biagi (a Franca Ongaro Basaglia), questo centenario – anziché piegarsi a datati ricordi in biancoenero – ci sbatte in faccia soprattutto la passione civile e il coraggio di osare che fu di quegli anni e di quelle persone.

Ho sentito spesso, e spesso anche giustamente, chiedere e polemizzare a proposito delle lacune lasciate dalla riforma psichiatrica della legge 180. Ci sono stati in effetti anche fatti tragici, che sarebbe sbagliato nascondere o dimenticare.

Ma ho sentito molto meno spesso chiedersi quanta sofferenza e quanti diversi fatti tragici (ovattati dagli stanzoni) ha risparmiato la liberazione dai manicomi. La fine delle contenzioni, degli elettroshock, della disumanizzazione… Certo, non è stato facile (e forse avvenne troppo bruscamente e senza aver del tutto predisposto le reti territoriali) liberare “i matti”: ma è stata certamente una delle più importanti battaglie di civiltà del nostro Paese.

Ed è bello ricordare che questa battaglia passò anche da Parma, e soprattutto da Colorno, per merito di un assessore con cultura da scuola elementare e spesso con una praticità imperfetta che mise a dura prova chi doveva cercare di concretizzarne i progetti. Ma Mario Tommasini, sopra i tanti innegabili difetti, aveva un pregio che oggi fatichiamo a ravvisare, da Parma a Roma, nel mondo politico: la passione. Se oggi prevale la politica di pancia, allora era politica di cuore e di rabbia, della quale è giustissimo ricordare limiti e difetti, ma di cui non si può non tacere e additare la straordinaria carica umana e civile.

Tommasini e Basaglia (e un manipolo di medici e studenti ed altri politici) produssero la rivoluzione di Colorno. Lì arrivò un allora quasi esordiente Marco Bellocchio, a testimonianza di come politica e cultura non possano viaggiare disgiunte, e nacque “Matti da slegare”, documento importantissimo.

Si è detto spesso che la riforma lasciò le famiglie sole. In parte è vero, e lo toccai con mano seguendo le peripezie di un amico colpito dal tarlo della schizofrenia. Ma proprio attraverso quell’amico, ho potuto toccare con mano per decenni come il superamento dei manicomi e le strutture sul territorio (almeno qui in Emilia) abbiano consentito a lui come a tante persone, pur con i saliscendi creati da queste subdole malattie della mente, una vita anche esterna e in tanti momenti serena.

Ecco perché questo centenario basagliano non è solo una ricorrenza, ma è uno stimolo per chi oggi lavora in quel settore oppure ha scelto un impegno politico.

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E martedì prossimo a Parma:

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