“Senti un appoggio che normalmente non senti dagli adulti”. Lo dice così, Matilde, con naturalezza e senza

sottolinearlo: eppure, in quella frase c’è tutta l’importanza di 30 anni “in ascolto dei giovani”, come dice il sottotitolo del Meeting che ieri a Palazzo del Governatore ha celebrato questo traguardo.

Che cos’è il Meeting Giovani? E’, per dirla in breve, una delle più belle idee parmigiane, che coralmente (e non capita sempre, in questa città) mette insieme dall’ASL al Comune all’Università alle scuole: ma tutti un passo indietro, o di fianco, ai giovani che qui sono davvero protagonisti. “Qui” vuol dire sul palco, perché dopo un lavoro nelle scuole lungo i mesi, nei prossimi giorni – come ogni anno – il Teatro al Parco si aprirà alla loro danza, alle loro canzoni, alle loro parole e ai loro sogni.

C’è una regia affiatata ed efficace, dietro questa storia parmigiana under 20. E se da cronista è stato bello ritrovare ieri volti ed ingredienti come li avevo conosciuti ai tempi di TV Parma, ancor più bello e certamente sorprendente è stato scoprire, dalla partecipazione al dibattito degli stessi ragazzi, che quegli ingredienti riescono a funzionare anche se nel frattempo è cambiato il mondo, fra smartphone e social o web.

Si è creata nel tempo una galleria virtuale che ospita e ricorda il cammino del Meeting, almeno da una certa data in poi: foto, pensieri, video… Se ne potrebbe trarre una storia dei ragazzi di Parma interessantissima. Ma la cosa più bella del Meeting è che si ha ancora l’impressione che l’edizione più bella sarà la prossima, nella quale altri ragazzi e altre ragazze riusciranno a mettere in scena speranze e sorrisi, passando però da paure e fragilità, da superare insieme e con l’impegno.

E’ una piccola favola. Sembra l’isola che non c’è, se poi leggiamo le cronache quotidiane del loro e del nostro disagio. Ma invece è l’isola che c’è, e Parma ha il dovere di proteggere quest’oasi, contaminando semmai con l’aria pura delle proposte e delle richieste dei giovani anche il resto della città. Perché le parole di Matilde che abbiamo riportato all’inizio ci facciano riflettere e cambiare.

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