Sedici fotogrammi, per chi non ha visto il film o non conosce la storia. La Madonnina del Borghetto di Brescello è, esattamente come il crocifisso, un particolarissimo

simbolo di quanto la saga di Don Camillo e Peppone sopravviva nei cuori della gente a ormai 80 anni dalla felicissima invenzione di Giovannino Guareschi.

E’ una delle storie più dolcemente emblematiche della filosofia fiabesca del Mondo Piccolo guareschiano, ed è la scena più bella del film “Don Camillo monsignore ma non troppo”, andato in onda sabato sera (vedremo ora con che risultati, dopo alcuni giorni di sciopero nelle comunicazioni Auditel). In breve, come si vede appunto nei fotogrammi, Don Camillo ha concesso al Comune di Peppone un terreno per costruirvi una casa popolare, che dovrà ospitare 16 utenti scelti per metà dal Comune e per metà dalla Chiesa. Il problema è che su quel terreno sorge una cappellina con una immagine della Madonna meta della devozione popolare.

L’impulsivo sindaco dice che dovrà essere abbattuta e ricollocata, per fare posto alla Casa popolare. Ma quando impugna il piccone, gli occhi della Madonna lo bloccano. E quando un camionista non del Paese si propone di agganciare il manufatto per cavarlo dal terreno, una anziana del Paese (l’attrice Emma Gramatica) si frappone e viene spostata di peso da Peppone fra le proteste e l’indignazione della popolazione. Ma i cavi legati al camion si spezzano: la gente si inchina come per un miracolo e anche il sindaco, suo malgrado, deve togliere il cappello.

Fin qui la parte religiosa e fiabesca. Ma poi c’è una morale anche politica: Peppone la notte successiva rivede il progetto, e la cappellina sarà ora inglobata nella Casa popolare. Così, però, si perderà uno dei 16 posti previsti: nessun problema, spiega don Camillo: “nella Cappellina sarà così ospitata una delle 8 persone di nostro gradimento nella Casa popolare”.

Roba da libro Cuore? Retorica fuori tempo? “Buonismo”? Può darsi…Ma se guardiamo allo sconfortante e contrapposto panorama attuale, vengono da rimpiangere i Don Camillo e i Peppone, capaci di sollevarsi (e sollevare le rispettive fazioni) al di sopra delle ottusità ideologiche e nel nome del bene comune. E allora, non deve stupire più di tanto se, così come il crocifisso che è diventato oggetto di culto nella chiesa di Brescello, anche questa eredità cinematografica è rimasta come arredo del paese, e come meta per abitanti e turisti: per una insolita devozione ma anche per una laica speranza di poter vedere la politica di nuovo capace di anteporre il bene comune alle piccolezze di un partito o di una poltrona. Storie, appunto, di un Mondo Piccolo che non tramonta…

IN LIBRERIA: Chiedi chi era Guareschi (Massimo Soncini editore)

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