La foto parla da sola. E non è la solita polemica politica su cui dividersi, bensì un grido d’allarme che dovrebbe

scuotere e mobilitare l’Italia intera.

Dentro la ragnatela della foto si vede un insetto. Ma in realtà ciò che nella ragnatela è rimasto impigliato, da ormai quattro anni, è ciò che si vede sullo sfondo. Un color giallo Parma che in realtà appartiene alla provincia di Piacenza, ma che a Parma si lega attraverso il filo di un genio: Giuseppe Verdi.

Siamo infatti a Sant’Agata Verdi, frazione di Vilanova sull’Arda. E quella che fa da sfondo è appunto Villa Verdi, o Villa Sant’Agata, per tanti anni residenza e ispirazione del Maestro bussetano.

Nella foto del titolo la vedete sfuocata: lo è non solo per esigenze di…ragnatela, ma anche come simbolo di una situazione che suona a vergogna per tutta l’Italia. Ovvero, uno dei luoghi più belli e importanti della Cultura italiana e mondiale (starei per definirlo un luogo sacro) da ben 4 anni è chiuso, inaccessibile e perfino degradato

Lo dicevo all’inizio: non è una polemica politica, poiché non è solo colpa del governo (qui, al massimo, si può e deve rinfacciare l’eccessivo ottimismo dei proclami dei due ministri Sangiuliano e Giulì, rispetto ai tempi lunghissimi che poi si stanno registrando). Qui c’è di più della politica, dove peraltro neppure l’opposizione ha fin qui brillato per iniziative. C’è una complicata querstione fra eredi, ci sono le lungaggini delle nostre leggi e della nostra burocrazia…

Ma 4 anni sono un’enormità: specie in un Paese che non ha grandi terre rare e materie prime, e che dovrebbe esportare solo Cultura e Bellezza (nel senso di importare grazie a queste turisti da tutto il mondo).

Villa Verdi è sacra per davvero. Oltre a respirarvi l’eredità di un Genio come Verdi, da quelle stanze passano anche Manzoni, Shakespeare, Cavour… E poi c’è il parco: meraviglioso già a vedersi, e in più luogo di ispirazione per il Maestro, che era capace di trasformare lo scorrere del vicino Ongina in musica ambientata sul Nilo, con l’Aida. Qui nacquero i capolavori di un uomo abbondantemente nella terza età: Otello, Falstaff… Qui si uniscono, anche simbolicamente, i due lembi del Ducato, in una terra che da Villa Sant’Agata (e senza dimenticare Piacenza capoluogo) si sposta poi in quella Bassa Parmense che in un paio di chilometri mette insieme ancora Verdi (casa natale di Roncole e testimonianze a Busseto), Guareschi (casa museo sempre a Roncole), e i Bertolucci (nella Corte Le Piacentine che fu set di Novecento). Senza poi dimenticare, ancora a poche centinaia di metri, quell’insegna Cantarelli sulla quale per la prima volta in Italia brillò una doppia stella Michelin.

Avessero tutto questo altri Paesi, ne avrebbero fatto un piccolo Louvre della Cultura. Mentre noi restiamo invischiati in una ragnatela nella quale abbiamo anche smesso di indignarci…

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