Non ci ho messo piede per decenni, e non lo frequenterò neppure quando – letteralmente – cenere sarò ritornato. Eppure, da quando ci sono tornato perché vi riposano i miei genitori, ho scoperto quale suggestivo e ricchissimo luogo di cultura sia la Villetta, così come

i parmigiani chiamano (e mi è sempre piaciuta questa parola dal suono dolce) il cimitero cittadino.

Mi ha quindi incuriosito e attirato la possibilità di partecipare alla passeggiata letteraria guidata da Antonello Saiz e Alice Pisu (i due bravissimi librai dei Diari di bordo, ma fermarsi a questo pur importantissimo ruolo sarebbe riduttivo, viste le tante attività che portano avanti ogni giorno). E la curiosità è stata assolutamente ripagata: abbinata a Il rumore del lutto (altra iniziativa ormai consolidata che arricchisce la città), la passeggiata ha avuto per filo conduttore un libro della scrittrice Ginevra Lamberti con le sue escursioni nell’aldilà (Il pozzo vale più del tempo).

Efficacissima l’accoppiata fra letture e commenti sul libro della Lamberti e riflessioni ispirate da alcuni luoghi della Villetta, spesso ignorati anche dalla maggior parte dei parmigiani. Così è stato, ad esempio, davanti alla statua del Partigiano e al Sacrario dei Caduti in guerra o davanti alla stele per i Martiri di Cefalonia.

Ma particolarmente emozionante è stata la tappa davanti alla cappella della famiglia Bertolucci, dove riposa anche il poeta Attilio, mentre i figli cineasti Bernardo e Giuseppe sono nel piccolo cimitero appenninico di Casarola. E poco lontano avevo visto il monumento funebre per il più importante poeta dialettale di Parma, autore non solo di versi in vernacolo: Renzo Pezzani.

Il contrasto fra il silenzio di chi lì riposa e la voce – sempre letteraria – di un libro contemporaneo è sembrato moltiplicare il valore di quelle riflessioni. Ed è sembrato mostrare, una volta di più, quanto abbiamo bisogno di ri-scoprire percorsi un po’ più profondi per misurare la realtà, rispetto alla superficialità della politica o di noi stessi nella stucchevole quotidianità dei social.

Una mattinata di spessore, dunque. Non contraddetta dal caratteristico suono che fin da bambino ricordo all’uscita dalla Villetta: il chiocciare, dall’altra parte della strada, dell’ultimo pollaio di città, perenne richiamo a una civiltà contadina della quale dovremmo conservare quanto meno i valori, a ioniziare dalla sacralità della morte e quindi della vita.

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