Fa tenerezza e insieme fa rabbia, questa cartolina che mi sbuca dallo scatolone dei ritagli eternamente da sistemare.
Enzo Cavalli era

un uomo buonissimo, mite. I suoi sogni erano soprattutto per la figlia, Susanna, che quel 23 dicembre stava rientrando dal primo viaggio con il fidanzatino, Pier Francesco. Un treno che, oltre del loro fresco amore e dei loro sogni, era carico di tanti altri persone normali, che viaggiavano verso i riti familiari del Natale.
“Non so che viso avesse”, né come sia nata l’idea, né come abbia poi potuto sedersi a tavola per il suo Natale, e forse andare a messa, e forse scartare doni, chi ideò e chi collocò una bomba proprio su quel treno. Una bomba in mezzo al Natale, una bomba in mezzo alla gente ignara e indifesa: la più vigliacca e disumana delle tante bombe della nostra storia recente e della stramaledetta strategia della tensione di chi voleva l’Italia impaurita e sotto ricatto.
Conobbi il papà di Susanna, Enzo, un anno dopo, perché mi telefonò in lacrime dopo che al Tg Parma – per commemorare quella bomba vigliacca – avevamo mostrato ancora le immagini di quel treno, rinnovando senza volerlo il suo dolore. Poi ci incontrammo, diventammo amici, ci scambiavamo gli auguri per Natale (il Natale che per lui e sua moglie era diventato uno dei giorni più brutti).
Un giorno mi disse: “Il mattino mi alzo e vorrei rompermi la testa contro il muro”. E’ la persona più disperata che abbia conosciuto: le belve terroriste avevano ucciso anche lui, insieme a Susanna e Pierfrancesco. Eppure, come in questa cartolina, penso oggi a lui e sua moglie come all’Italia buona. L’Italia migliore, l’Italia che dobbiamo cercare di preservare sempre, qualunque sia la nostra idea e contro chiunque pensi di violentarla.
Buon Natale, Enzo. Grazie per quella cartolina dalla scrittura elementare, perché oggi mi fa pensare che ci saranno sempre cuori elementari a salvarci dalla sofisticata disumanità della cattiveria.

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