Confuso, ma con il cuore a colori. Sono uscito così da una mattinata a Langhirano, che mi ha immerso in un
mondo sconosciuto, inaspettato; due ore con 80 bambini delle quinte elementari della scuola Bruno Ferrari, fratello del più noto Giacomo, e caduto sul Carso nel 1917 della prima Guerra mondiale.
Storia lontanissima, così come quella che mi accompagna lungo il corridoio della biblioteca e del centro culturale Emma Agnetti Bizzi, intitolato ad un’altra figura langhiranese di spicco prima nella musica e nell’Arte e poi nell’impegno sociale e culturale. Quella figura raccontata dai pannelli alla parete è Faustino Tanara, uno dei Mille e uno dei più fedeli compagni di Giuseppe Garibaldi.
Storie lontanissime da quegli 80 bambini, che già solo con i loro volti ed i loro abbigliamenti raccontano di un oggi e di un domani multietnici, e quindi certamente carichi di difficoltà nell’unire culture e tradizioni differenti. Ma alle spalle di questi bambini e bambine ci deve essere un lavoro straordinario, se già dopo pochi minuti dall’inizio dall’incontro sono capaci di fare domande e osservazioni centratissime sul tema della mattinata: la violenza, e in particolare quella contro le donne.
Nelle scuole sono entrato diverse volte, ma le parole da trovare con i bambini sono diverse da quelle che si possono usare alle Superiori. Così svelo subito a loro della mia paura di non essere capace di trovare quelle parole, e da lì ci allarghiamo alla paura in generale, dei maschi e delle femmine. E qualcuna conosce perfino la parola “stereotipo”.
Chiedono tanto, ma tanto anche dicono. Ed è bellissimo vedere uno di loro che ha il coraggio di alzarsi per confessare che “non sempre sono gentile con le mie compagne di classe”. Bellissimo è ascoltare tutti e tutte loro, con una attenzione e una maturità inaspettate per dei 10enni. Le due ore dell’incontro trascorrono fra educazione e – mi pare – attenzione, e con molta partecipazione.
Ma non è ancora nulla. La meraviglia è quando mi invitano a spostarmi nella vicina scuola, e qui mi svelano le loro aule, i loro pannelli, la splendida biblioteca intitolata a Astrid Lindgren, la creatrice di Pippi Calzelunghe. Vedo disegni affascinanti, leggo pensieri profondi ispirati a Martin Luther King, Anna Frank, Falcone e Borsellino. E c’è spazio per Rosa Parks e il suo storico no sull’autobus, che aprì uno squarcio contro la stupidità del razzismo.
Nell’incontro avevamo parlato anche della parte brutta del mondo: le guerre, la violenza, i femminicidi, e poi avevamo parlato del loro diritto di bambini a coltivare sogni. Poco fa, nel vedere l’eterogeneità dei genitori davanti alla scuola in attesa dei figli in uscita, mi ero chiesto quanto le scuole rispecchino oggi la difficoltà di fare incontrare usi e magari anche religioni differenti. Ma adesso, di fronte a questa cascata di colori e di lavori in comune che addolcisce le aule, mi sembra invece che tutto riesca a incastrarsi con facilità e armonia. Ovviamente in realtà non è e non sarà così semplice, ma oggi intanto ringrazio quei bambini e le loro maestre e maestri (l’appassionato impegno di Carmen sta contagiando tante nuove leve, come Francesco e come tutte le maestre che hanno lavorato all’incontro e alle altre iniziative e che mi sembrano una vera squadra).
Sì, esco confuso – perché il futuro nostro e di quei bambini è oggi comunque una grande incognita – ma mi sento davvero il cuore a colori e con tante speranze in più. Grazie, Langhirano!






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