E’ quasi come essere sul set. E’ come viverne l’atmosfera, le emozioni, le premesse culturali e quel sapore di utopia, per quanto avvolto magari da

tante contraddizioni.

“Un film lungo un secolo” recita la frase alle pareti del salone d’ingresso. Ma in realtà si esce con la convinzione che quel film duri ancora, anche 50 anni dopo e anche al di là di quel Novecento, che ha lasciato il posto al caoticissimo nostro terzo millennio.

Bernardo Bertolucci ci accoglie a tutta parete (efficacissimo l’effetto che arriva da quella foto a sfondo rosso già salendo le scale del Palazzo del Governatore). E’ uno sguardo sornione e sicuro di sé, ma insieme dolce e dubbioso: quasi una sintesi anticipata della riflessione di mezzo secolo dopo e della mostra.

Che è, ve lo dico con entusiasmo e con la voglia di tornarci al più presto, bellissima. Una grande mostra e una mostra grande: dettagliata e sentimentale, affettuosa ma non agiografica, storica ma che parla anche alla nostra attualità. Il curatore Gabriele Pedullà ha fatto un grande lavoro, e con lui quella Fondazione Bertolucci, guidata da Valentina Ricciardelli, che penso sarà per Parma uno straordinario polo di attrazione culturale, non appena sarà stata individuata la giusta sede per mostrare il lascito di una famiglia che ha pochi paragoni nel panorama culturale italiano, con un illustre poeta e due registi importanti.

E intanto, proprio questo 50° anniversario del film più ambizioso di Bernardo (ma con un importantissimo contributo anche di Giuseppe e con un indubbio legame con tanti versi di papà Attilio) è un’occasione per fare di Parma (fino al 26 luglio) un privilegiato polo di attrazione per i cinefili di tutta Italia, e forse non solo.

Ne riparleremo più volte, ma intanto – anche attraverso l’assaggio di alcune foto qui sotto – rivolgiamo un invito a tutti i parmigiani: non perdetevi una realizzazione così importante!

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