Dentro sembra rimbombare ancora la voce di
don Dagnino, che sapeva essere burbero e sorridente insieme alla messa dei ragazzi. Fuori, l’aria di marzo riporta alla mente, e perfino all’olfatto, i sapori e l’atmosfera della Fiera di San Giuseppe, che occupava l’interav via Costituente mentre a due passi c’era il riferimento fondamentale del Cinema Teatro Ducale.
C’è qualcosa di antico, anzi di nuovo nella visita organizzata dalla Diocesi nella chiesa di San Giuseppe. La porta della storica chiesa d’oltretorrente si è riaperta non solo simbolicamente. Sta partendo un progetto di solidarietà e di accoglienza per persone fragili.
E che l’iniziativa sia stata presentata in una sala parrocchiale che venne utilizzata ai tempi del Covid è stato forse l’elemento più significativo, perché di quei giorni tragici dobbiamo tornare a ricordarci il senso collettivo del bisogno e soprattutto la capacità (purtroppo effimera) che riuscimmo ad avere in quelle settimane: unirci e aiutarci, tutti insieme.




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