In copertina, due quasi irriconoscibili pescatori in Appennino; e nella controcopertina, due volti sorridenti da anziani in gita francese. Ma in quelle due immagini, di apparente banale quotidianità, c’è dentro
un’ampia fetta del Novecento culturale parmigiano, nazionale ed anche internazionale.
Quei due pescatori saranno infatti splendidi pescatori di Cinema; e in quei due anziani c’è dentro tanta Poesia del nostro ventesimo secolo, compresi quei dolcissimi versi de La rosa bianca, che uniscono autore e ispiratrice, e che il primogenito poteva vedere trasformati in realtà uscendo in fondo al vialetto della casa di Baccanelli, dove la rosa bianca era davvero visitata dalle “avide api”. E così, alle porte di Parma, la vita diventata poesia e la poesia apriva la strada al cinema.
Famiglia irripetibile, quella dei Bertolucci. Come abbiamo già sottolineato altre volte, per trovare paragoni occorre pensare ai De Filippo o ai de Chirico/Savinio o a poche altre eccezioni. Qui, in più, c’è la ricchezza multidisciplinare che per unire Attilio a Bernardo e Giuseppe (per tacere di Ninetta) passa e spesso rimbalza dalla poesia alla critica cinematografica, ancora alla poesia (il premio Viareggio di Bernardo), al cinema non più commentato ma realizzato, alla figura ibrida del romanzo in versi (La camera da letto), al cortometraggio d’arte (Giuseppe filma Attilio davanti agli affreschi del Correggio), alla televisione, al teatro, alla lirica (ancora Giuseppe con la regia de La traviata).
Le 381 pagine del Bertolucci A-Z curate da Michele Guerra (lasciamo l’ironia ai beceri che non vanno oltre gli slogan da facebook: un sindaco che sa guardare e parlare anche attraverso cultura e libri è semmai una ricchezza in più per una città, al di là delle banalità del dibattito politico comiziante) formano un volume ponderoso eppure di facile lettura, anche attraverso la bella formula “alfabetica” di questa collana di Electa, per la quale avevamo ad esempio già conosciuto il prezioso Zavattini A-Z curato da Guido Conti.
Sono tante, quelle quasi 400 pagine. Ma quando si arriva alla fine ci si rende conto che per raccontare quella singolare famiglia, e i tantissimi legami culturali dei Bertolucci, più che un alfabeto occorrerebbe quasi un’enciclopedia. Ed emerge il valore vero di un libro e della cultura che riesce a contenere: da Antelami a Zavattini, ognuno può scegliere il proprio personale ordine alfabetico, passando ad esempio per Brando, Correggio, Disney… Da cui si torna sempre almeno a un Bertolucci, e spesso anche a Parma (o a Casarola, o a Baccanelli, o a Proust, o a Stendhal). Insomma: appena finito di leggere vien voglia di scrivere, e prima ancora di studiare tutti questi temi e questi legami (pensate a Pasolini, che ha inciso in tempi diversi su tutta la famiglia Bertolucci come si è ricordato 4 anni fa per il centenario della sua nascita).
Insomma, per chi non è cieco, come si finse in Novecento Dominique Sanda in una scena oggi ancora attualissima, questo libro e questa famiglia (per la quale speriamo si apra al più presto la Casa-Museo su cui sta lavorando la Fondazione) sono un itinerario vivo e stimolante fra le grandezze culturali di Parma. Per chi davvero ha voglia di amarla e vederla crescere.
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