Le immagini di violenza sono state scioccanti, come ogni violenza. La condanna di chi le ha compiute è assoluta, senza che su questo si debba discutere neppure un secondo. Invece i commenti, se possibile, sono stati ancor peggio delle violenze, perché a parole stiamo dimostrando che non solo non siamo stati capaci di prevenire e fermare queste violenze, ma che semmai stiamo continuando ad alimentarle, con le nostre ottuse discussioni politiche da tifosi, senza più la minima capacità di andare oltre la miopia della nostra – pur legittima – ideologia, che sia di sinistra o di destra.

E proprio per non unirmi al coro delle sentenze a senso unico, provo invece a rivolgere alcune domande, innanzitutto a me stesso e poi a chi vorrà farle sue. Astenersi saccenti perditempo.Semmai, ognuno usi questa volta i propri social per aggiungere e condividere riflessioni e proposte di ognuno: purché vadano nel senso della non violenza e di una convivenza migliore. (Già: i social. Chi se l’è presa vada a vedersi la puntata di ieri sera di Presa diretta su Raiplay, e potrà capire qualcosa di più su ciò che agita e lobotomizza i nostri ragazzi ben più della politica: https://www.raiplay.it/video/2026/10/PresaDiretta—Processo-ai-social—Puntata-del-18102026-1edf62f6-c4a8-4db5-a058-778ba47266d8.html ).

  1. “Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte / coi poliziotti, /io simpatizzavo coi poliziotti”. Le immagini del dirigente di polizia sanguinante per un sanpietrino in testa (e poteva andargli molto peggio: qui sì che potrebbe scattare il tentato omicidio che taluni invocavano per la martellata sul ginocchio di Torino), o quelle delle auto dei carabinieri distrutte, o delle vetrine rotte e degli incendi mi lasciano senza dubbi: proprio come Pasolini, qui non sarò mai dalla parte dei violenti.E proprio come Pasolini, non starò però mai neppure con chi con questa scusa non vede il malessere sociale alla base delle proteste (non solo quelle violente di Milano, ma anche quelle senza incidenti al Sud).
  2. C’è chi considera la polizia come istituzione al servizio dl potere e a volte violenta con i giovani? Quando accade, non si deve esitare a denunciarlo, così come per i casi di Cucchi e di altri. Ma qui no: a Milano i violenti erano dall’altra parte. Su questo non ci piove.
  3. Se nel titolo parlo di fallimenti, è innegabile che due di questi saltino immediatamente all’occhio dai dati sui fermati: stiamo fallendo su integrazione e giovani. Li metto in questo ordine, perché…
  4. …Integrazione non è una parola di sinistra, così come ordine non è una parola di destra. Mentre qualcuno sui social ancora copiaeincolla le frasette sulle “risorse della Boldrini”, in Italia negli ultimi 4 anni del longevo governo di destra sono arrivati almeno 1 milione e 700 mila nuovi immigrati, senza contare i clandestini non registrati. “Risorse della Meloni”? No: molto più semplicemente, e al di là di sforzi e promesse, anche rallentando gli accessi l’arrivo sulle nostre ampie coste di centinaia di migliaia di stranieri è inevitabile, nel sistema globale del capitalismo attuale, indipendentemente dal fatto che governi la sinistra o la destra, che al massimo incideranno sulle proporzioni degli arrivi: cosa già importante ma che non cambia il tema. Piaccia o no, fra guerre, dittature e sfruttamenti l’Africa è terra da cui fuggire, anche a costo della vita: e a questo, direttamente o indirettamente, contribuiamo tutti noi. Quindi il futuro dell’Italia è certamente multietnico, ci piaccia o no: ed è su questo che dobbiamo ragionare (al di là che si riesca a rimpatriare almeno chi proprio non vuole stare alle regole). Detto questo, però…
  5. …Uno sbaglio della sinistra è certamente stato, ed è tuttora, quello di non avere mai sottolineato – per chi arriva – lo spazio dei doveri, che non può essere minore di quello dei diritti, esattamente come per ogni cittadini che vive in Italia. Senza certo confondersi con le tristi ideologie di un Vannacci o di un Salvini, l’obbligo di rispettare le leggi deve valere per tutti (semmai dovremmo chiederci se in questo noi Italiani siamo un buon esempio, ma rispettare le leggi non ammette sconti per nessuno) e a sinistra indubbiamente ha fin qui imperato un ingiustificato ottimismo, spesso al confine con un improduttivo lassismo. Ordine e sicurezza devono essere il contorno per chiunque, e non parole da lasciare alla sola destra: anzi, sono proprio la garanzia per un vero, e magari anche duro ma senza violenze, confronto politico. Questo, a sinistra molti non l’hanno ancora capito, ed è soprattutto su quello che Pd e compagni continuano a perdere voti ed elezioni.
  6. Quindi è inevitabile e giusto che gli autori delle violenze di Milano e non solo ora siano chiamati a risponderne, insieme alle loro famiglie per i danni provocati anche a cittadini senza alcuna colpa. Anche se forse la presenza di quasi-bambini imporrebbe di studiare misure e strutture diverse dal carcere, per una vera e concreta rieducazione alla non violenza.
  7. E ho già detto altre volte che occorre pretendere di più anche dalle comunità e dalle varie associazioni di immigrati: quello che è accaduto a Milano e non solo finisce per mettere in difficoltà chi è qui da anni e lavora onestamente. Quindi occorre che nella campagna contro la violenza vengano coinvolte anche le rappresentanze dei nuovi italiani.
  8. Detto tutto questo, trovo altrettanto ridicoli i titoli compiaciuti dei giornali (o le dichiarazioni di qualche politico) di destra, come se la violenza in Italia avesse oggi una sola fonte e una sola spiegazione. Intanto…
  9. …sarebbe interessante che Piantedosi, anziché imbarcarsi in sciocche polemiche sui “radical chic”, rispondesse seriamente al sindaco Sala sulle risorse di polizia schierate a Milano e sul fatto che neppure i gravissimi fatti di sabato siano bastati ad attrezzarsi per impedire un bis. Una volta la destra chiedeva le dimissioni dei ministri dell’Interno dei governi di sinistra anche per molto meno: allora ci sia coerenza da parte del governo. E a proposito del governo, fa sorridere (o piangere) che a chiedere oggi condanne più chiare alla sinistra sia quella premier che dall’opposizione si nascose dietro un goffo “bisogna prima capire la matrice” quando ci fu l’assalto neofascista alla sede della Cgil…
  10. A proposito di matrice, per quanto i miei capelli grigi mi facciano ricordare sia l’orribile depistaggio per la strage di Piazza Fontana e per farne ricadere la colpa sugli anarchici, e per quanto ricordi anche le frasi dell’ex ministro degli Interni Cossiga sull’abitudine negli anni ’70 di infiltrare provocatori per far scadere nella violenza le manifestazioni contro il governo, solo un cieco potrebbe negare che almeno in una parte dei disordini di questi ultimi mesi in Italia vi sia anche una matrice di sinistra: no Tav e centri sociali sono certamente legati ad alcuni di questi. Se poi vi siano anche infiltrati, è giusto indagarlo: ma per chi ancora non crede neppure che siano esistite le Brigate rosse, è forse tempo di aprire gli occhi. Proprio come per chi ha rapidamente dimenticato le stragi e i tentati golpe del neofascismo non tanti decenni fa. Ma sarebbe quasi peggio se scoprissimo che, senza bisogno di infiltrati, i violenti di sinistra facciano alla destra e ai suoi militaristi il regalo di un Paese violento e incontrollabile, che è quello su cui la destra ha sempre costruito i propri “successi”, da Mussolini in poi.
  11. Allo stesso tempo, il fine settimana sembra avere dimostrato che stavolta c’è di più, meno classificabile.L’assalto alla Feltrinelli (quasi un simbolo della cultura di sinistra) e le prime notizie sulla presenza di incensurati nella quasi totalità dei fermati a Milano ci dicono che l’etichetta “violenza di sinistra” stavolta può andar bene solo per gli addormentati lettori di qualche testata di destra. Ed è, a dir poco, riduttiva e incompleta.
  12. Semmai, ci si dovrebbe interrogare appunto sulla precocità dei violenti: 13, 12, addirittura 11 anni. (A proposito: ma davvero non abbiamo Polizia e CC in grado di fermare un manipolo di bambinetti?). Questo è appunto uno dei fallimenti di cui dicevo nel titolo. E’ sempre e solo il problema dell’integrazione? Non direi, se pochi giorni fa abbiamo visto come protagonisti di violenza altri due giovanissimi, uno dei quali non solo italianissimo ma anche figlio di un carabiniere (il caso della minicar e dell’aggressione a un attore romano).
  13. E se parliamo di giovani, stranieri o di famiglia straniera o italianissimi, allora dire che il fallimento è di tutti non è una frase fatta per buttarla in sociologia politica attenuando le responsabilità dei singoli. No: la violenza dei minorenni ci dice che stiamo sbagliando tutti nell’educare le nuove generazioni, dalle famiglie alle scuole alla politica a noi semplici cittadini. Anche perché…
  14. …Se fa paura e scandalo la violenza materiale che abbiamo visto in queste ore, dovrebbe altrettanto schifarci la violenza verbale che è ormai merce comune sui social. Bestemmie, insulti, livore sparso sono ciò che seminiamo ogni giorno su facebook e dintorni: stupirsi del comportamento violento dei nostri figli, con questi nostri quotidiani “esempi”, sarebbe decisamente ipocrita. Anche a Parma.

(La foto è tratta da un video pubblicato su YouTube da Il Mattino)

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