Non faccio e non farò mai il politico. Non ne ho i requisiti e quindi posso solo rispettare chi lo fa, al di là che abbia idee vicine o lontane alle mie. Ma credo che anche a noi cittadini spetti provare a essere utili, almeno per le poche competenze che ognuno di noi possiede. La mia, ahimè, non è saper dare risposte ma solo fare domande: ci provo allora sul tema di cui più si parla, fin qui malamente, a Parma. 10 domande sulla

sicurezza: 10 personalissime e modestissime riflessioni sul tema, che sono ovviamente a disposizione di tutti, se le riterrete sensate, o possono tranquillamente finire in un cestino digitale, anche se resterebbe intatto da parte mia l’invito ad alzare il livello di un dibattito politico che in questi 4 anni non si è mai davvero elevato. Ecco le 10 domande:

  1. L’aspetto più surreale di questi 4 anni è che nonostante interventi politici quasi quotidiani, sul tema sicurezza, nessuno neppure fra gli autoproclamati paladini dell’ordine pubblico in città abbia mai chiesto o spiegato una cosa tanto semplice quanto fondamentale: oggi Parma ha risorse sufficienti (con il numero delle pattuglie di polizia e carabinieri in primis, e con polizia locale e altre forze in supporto) per presidiare il territorio rispetto al numero degli episodi di cronaca nera e in particolare rispetto alla crescente e spesso violenta microcriminalità giovanile?
  2. Molti degli episodi negativi riportati dalle cronache parmigiane avvengono di sera o di notte. A corollario della domanda 1, le notti parmigiane sono più o meno presidiate rispetto alle ore del giorno? E unendo questi primi due interrogativi, arriviamo di conseguenza al quesito successivo.
  3. Se la risposta alle prime due domande fosse positiva, ovvero il numero delle forze dell’ordine fosse ritenuto congruo per le dimensioni di Parma, quali nuove caratteristiche rendono difficile la prevenzione o l’immediato intervento? E’ la contemporaneità degli eventi? La rapidità con cui nascono e muoiono? C’è un mancato supporto da parte dei cittadini che dovrebbero avvisare le forze dell’ordine (tema sul quale torneremo più in dettaglio più avanti)?
  4. Numero, funzione ed efficacia delle telecamere. Negli ultimi tempi, risulta che una aggressione in piazzale Corridoni non sia stata documentata in modo utile in quanto in quel momento la telecamera del luogo si era girata in altra direzione: è quindi possibile un incremento del numero delle telecamere (che ovviamente consentirebbero di ottimizzare anche gli spostamenti delle forze dell’ordine), superando anche problemi come quello citato? Quale investimento economico sarebbe necessario?
  5. Polizia Locale. Checchè ne dicano alcuni politici (che certo con un ladro alla porta non telefonerebbero alla PL bensì a Polizia di Stato o Carabinieri…) il ruolo della Polizia Locale non può essere che di supporto, ma questo non significa che non si possa/debba fare di più. Vista la fasttispecie sempre più frequente di risse e aggressioni, con oggetti come coltelli, bottiglie rotte ecc., anche per tutelare l’incolumità di chi dovesse intervenire non sarebbe da riconsiderare il ricorso al taser (come in questi giorni si sta valutando a Milano)? Certamente ne andrebbero monitorate le conseguenze sulle persone, ma andrebbe valutato anche l’incremento dell’efficacia degli interventi di PL.
  6. Polizia Locale/2 – Si è polemizzato in questi giorni in Consiglio sulle modalità dell’intervento notturno. Si può chiarire la questione ed eventualmente migliorare l’efficacia, anche in correlazione ai punti 2 (emergenze notturne) e 5 (taser)? Inoltre, dall’opposizione si è chiesto ripetutamente il ripristino sia del Nucleo investigativo che di quello cinofilo: è possibile spiegare anche qui gli eventuali pro e contro, per capire se le due richieste siano fondate (e allora sarebbe giusto attuarle) o infondate (e allora sarebbe giusto non riproporle continuamente e passare ad altre priorità)?
  7. I rapporti con Roma – Perché la stessa parte politica che (dai parlamentari ai consiglieri comunali) descrive la situazione di Parma quasi fosse ai limiti di certi Paesi sudamericani in questi 4 anni non ha mai invitato ad una ispezione attiva a Parma il proprio ministro Piantedosi? Oppure, perché non nasce in tal senso una iniziativa bipartisan che coinvolga tutte le istituzioni, appunto dai parlamentari al sindaco e al Consiglio comunale tutto? Anche per capire definitivamente dalle parole del ministro (le sue ultime sono ancora in un post sul suo profilo facebook dell’anno in corso e dicono “Parma città sicura”…) se la nostra ha problemi maggiori e diversi dalle altre città italiane, e soprattutto per capire in che modo il Viminale intende affrontare il peggioramento della situazione in questi ultimi anni in Italia.
  8. L’aumento dei reati giovanili pone anche un problema di meccanismi punitivi. Alcuni politici parmigiani invocano per questi ragazzi arresto e carcere. Ora, siamo tutti d’accordo che gli atti violenti non debbano restare impuniti, ma sappiamo anche che le carceri scoppiano (Parma compresa: poche ore fa un altro giovane è morto) e che già in condizioni normali le carceri oggi sono forse più palestra di educazione criminale che di educazione civile, nonostante i tanti sforzi di chi ci lavora e dei volontari che danno vita a tante attività. Ma allora, se parliamo soprattutto di ragazzi, ormai da qualche anno, è possibile che da Roma (in campo legislativo) o da Parma (città che ha sempre saputo inventarsi strade alternative e concrete, come si è ricordato anche in questo ventennale dalla morte di Mario Tommasini) non possano venire proposte per strappare questi giovani al mito della violenza sdenza passare da un penitenziario?
  9. Questione multietnica. Sarebbe ipocrita nasconderla, anche se sarebbe sbagliato individuarla come unica causa. I numeri sui reati, però, parlano chiaro. Ma parlano altrettanto chiaro i numeri che ci dicono di alcune decine di migliaia di stranieri che sono qui a lavorare e non hanno mai avuto o provocato grane. Allora, fra gli opposti estremi di sottovalutazione e remigrazione, che cosa Parma intende fare per integrare chi ricorre alla violenza in una cornice civile? E quanti sono quelli che spregiativamente vengono definiti “maranza”, che siano stati già segnalati per episodi precisi alle forze dell’ordine? E quale contributo intendono fornire le comunità straniere, fin qui oggettivamente poco presenti nel dibattito? Ma anche, quali valori di “parmigianità” intende proporre chi a parole si preoccupa per la trasfigurazione della città o per una temuta “sostituzione etnica”, se l’esempio che forniamo sul rispetto delle regole non è sempre ineccepibile neppure da parte nostra? (Oggi la Gazzetta racconta di un automobilista che ha aggredito un ciclista). E’ pensabile un gruppo di lavoro di personalità di vari campi (penso al comitato che appoggiò la candidatura di Parma Capitale della Cultura) che dia vita a un testo breve ma concreto da distribuire, in cartaceo e/o in digitale, a chiunque arrivi qui da Paessi lontani, certo non come da una cattedra ma come condivisione di valori fondamentali e irrinunciabili? E nel frattempo, se vogliamo combattere la violenza, non dovremmo noi cittadini parmigiani iniziare a togliere quella verbale che abbonda sui nostri social?
  10. Il ruolo dei cittadini di fronte a episodi di violenza. C’è un altro aspetto un po’ “strano” che salta all’occhio ogni volta che qualche politico o associazione pubblica video di episodi di violenza: oltre ad assistere e filmare (cosa che va bene anche per eventuale funzione probatoria, come sta avvenendo per gli episodi di Itis e Piazza della Pace ecc.) , c’è anche chi avvisa il 112, anche per poi documentare quando e come si riesce ad attuare gli interventi di contenimento? O ci si limita a filmare?

Inutile aggiungere che questo elenco è solo un modestissimo e personale esempio: chiunque potrà a sua volta aggiungere o modificare o contestare questi punti. Ma l’importante è che, campagna elettorale o no, almeno sulla sicurezza (che è questione un po’ diversa dall’essere pro o contro un antennone telefonico o a una intitolazione di strada, e non può non mobilitare e unire tutti noi indipendentemente dalle idee politiche) si lavori insieme, concretamente e senza gli ormai insopportabili comizietti o ragionamenti da stadio. Buon lavoro, nell’interesse di Parma !

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