Chi vi salverà dai giornalisti e scrittori in pensione…? Qualcuno avrebbe potuto scherzarci, l’altra sera a Colorno, vedendo due esponenti della categoria al tavolo e altri due in mezzo al pubblico: ma al di là dei giornalisti c’era anche e soprattutto un pubblico folto, e questa è la prima
non scontata notizia.
Non scontata perché, innanzitutto, un invito a parlare del “vizio della memoria” poteva sembrare troppo impegnativo, per una serata di fine estate con alternativa di calcio e in tempi di rapidità da telefonino, che con la memoria non è strumento che vada molto d’accordo. Ma chi ha dato fiducia ai due relatori al tavolo, Valerio Varesi e Antonio Mascolo, non si è pentito.
Andiamo con ordine. Per dire che già bello, prima ancora dell’incontro, è ogni volta arrivare a Colorno di sera, quando appare ancora più affascinante; e poi è bello salire le scale dell’Aranciaia che portano ad affacciarsi al Mupac, museo etnoantropologico dedicato all’uomo e alla sua cultura. Cose che a qualcuno, storicamente, fanno mettere “mano alla pistola”, mentre qualcun altro forse inizia a capire che proprio a queste boe è meglio aggrapparsi se non si vuole affogare nel mare inquinato di social e simili.
Il resto ce l’hanno messo, in ordine di apparizione e parola, Mascolo e Varesi. E non sono spirito di categoria e amicizia che mi fanno dire che chi c’era se ne è andato a casa molto più ricco, e speriamo anche più motivato a portare legna alla catasta della memoria, locale e non. Memoria intesa non certo come banale nostalgia da amarcord, bensì come setaccio di ciò che va mantenuto o recuperato se vogliamo vivere bene oggi e domani.
Mascolo e Varesi hanno avuto itinerari giornalistici paralleli, fra la Gazzetta di Parma e Repubblica (nel caso di Mascolo, passando dalla lunga direzione della Gazzetta di Modena e poi dalla creazione della Parma Repubblica web). Poi Varesi si è rivelato scrittore prezioso di gialli che fanno anche pensare (il suo commissario Soneri lo ha reso popolarissimo in Francia dove lo chiamano il Simenon italiano), mentre Mascolo – arrivato alla pensione – ha iniziato a girovagare nel chilometro quadrato di un quartiere ricco di storie originali, come il nostro Oltretorrente, per poi mettere insieme tante Tracce di Parma e il più recente libro sul Pablo e sui suoi prati, verdi come la bella copertina. Storie di fantasia e storie di infanzia, con la medesima caratteristica di poter appartenere a tutti e non solo ai rispettivi autori.
Minuto dopo minuto, il dialogo e il coinvolgente slideshow delle foto finali hanno intrigato tutti. E a giudicare dal bel programma di mostre annunciato dagli organizzatori del ColornoPhotoLife, proprio all’Aranciaia, questo vizio della Memoria forse non si è ancora smarrito, se tutti insieme avremo la costanza di coltivarlo.
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