Una delle cose che meno rimpiango, del giornalismo attivo in redazione, è la necessità del tempo reale, imposta oggi da web e social. Molto meglio, invece,

un giornalismo più lento (gli americani parlano di slow journalism), magari arricchito da ricerche d’archivio e riflessioni un po’ meno improvvisate e forzate, rispetto a quelle inevitabilmente superficiali se sfornate in pochi minuti o secondi, per contribuire a dibattiti davvero utili e costruttivi, specie su temi fondamentali per le nostre collettività.

Andiamo con ordine. Ricordate la vicenda squallidissima del siti “Mia moglie” e “Phica.eu” (Bonjour Finesse, verrebbe da aggiungere…)? Sono di poche settimane fa, eppure sembrano già lontanissime, superate e sovrastate da nuove breaking news nazionali e mondiali.

E anche locali. Perché la discussione più gettonata, che non sarà sfuggita ai frequentatori di news e social locali, è stata quella su Bello Figo, rapper e youtuber di origine ghanese che ha trovato un discreto successo arrivando in Italia e stabilendosi poi a Parma. L’invito al Festival di Open, qualche discusso selfie con esponenti della maggioranza comunale, le relative critiche dell’opposizione, i chiarimenti da piazza Garibaldi, lo spostamento nel programma… Tutti ingredienti che hanno dato vita a una vivace polemica politica cittadina.

E come sempre non è mancato chi ha chiesto all’associazione di cui faccio parte – i Maschi che si immischiano – immediati commenti e prese di posizione. Pardon: non “come sempre”, visto che per la squallida vicenda dei siti nessuno ci aveva chiesto nulla, forse partendo dalla convinzione che a quei siti non fosse iscritto alcun parmigiano…

Ma il nocciolo della questione è proprio qui. Noi siamo stati chiari fin dall’inizio: non siamo un partito o una associazione cultural-politica, e non abbiamo bisogno di scendere in campo ogni volta che un politico – di sinistra o di destra – dice o fa qualcosa di sbagliato. A noi interessa il tema generale di una cultura da ribaltare: quella che vede noi uomini come padroni di donne considerate come oggetti. Punto e a capo.

E’ di poche ore fa, ad esempio, la sentenza di condanna (primo grado) per una violenza sessuale di gruppo che ha fatto notizia soprattutto per la presenza fra gli imputati del figlio di un personaggio dello spettacolo poi notissimo anche come capo di un movimento politico. Un fatto gravissimo, se le sentenze lo confermeranno anche nei prossimi gradi di giudizio, ma purtroppo non differente da altre e meno evidenziate violenze di gruppo degli ultimi giorni, da Como a Massafra.

Quindi non abbiamo bisogno di ribadire che chi scrive o canta frasi come alcune contenute nelle canzoni di Bello Figo (o di altri cantanti o gruppi) è agli antipodi del nostro pensare, che è innanzitutto contro la violenza e contro la mancanza di rispetto verso le donne. Nè abbiamo bisogno – noi – di modulare la nostra reazione a seconda dei colori politici o di pelle dei protagonisti. La violenza, anche di genere, è trasversale e planetaria: e da tutto il pianeta e da tutte le ideologie va cancellata.

Semmai, mi sembra che la polemica su Bello Figo, ma anche le già dimenticate storiacce di “Phica.eu” o “Mia moglie”, ma anche tante notizie che la cronaca ci propone ogni giorno, ma anche tante parole che abbiamo raccolto frequentando nelle scuole i nostri ragazzi e le nostre ragazze…imporrebbero alla città qualche dibattito di tono un po’ più alto, e qualche iniziativa educativa (non senza autocritica, visto che gli esempi ai giovani siamo noi a darli): compreso quel tema dell’educazione affettiva e sessuale nelle scuole che mi sembra sempre più indifferibile. Magari coinvolgendo di più i ragazzi e perfino intervistando – ma senza sconti e con qualche domanda scomoda – proprio i Bello Figo. Ma anche i Bei parmigiani che magari erano iscritti a quegli squallidi siti. O voi scommettereste sul contrario…?

(La foto è comparsa su vari profili social e sul sito https://www.open.online/ )

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