Rulla la batteria, in un finale che annulla il tempo e lo spazio, che unisce i Corvi di ieri e di oggi e forse di domani. E che ci regala il sorriso genuino di
Claudio Benassi, da una delle splendide foto che hanno troneggiato sul palco in una sequenza che ha reso ancor più emozionante la musica.

Traversetolo, Corte Agresti. Luogo bellissimo ogni volta, luogo di cultura, e domenica sera luogo di cuore e di sogni, attraverso il linguaggio più coinvolgente: la musica. Si toccano con mano l’emozione e la voglia di fare qualcosa di bello, degno della persona che si vuole ricordare. Ma si percepiscono anche i dubbi e le paure: non tanto di mancare di rispetto, perché è impossibile immaginare per Claudio un tipo di omaggio migliore, ma perché è la prima volta sul palco senza di lui, senza la sua storia e la sua energia.

Non c’è Claudio, ma ci sono i Benassi: Rebecca arriverà durante lo spettacolo, per un tris di brani farciti di dolcezza dalla sua voce, mentre Paolo – e immagino con quanta emozione – è proprio lì: alla batteria, e anche lui risulterà bravissimo.


Buffa la cosa che mi viene in mente nel dialogo di presentazione con Pierangelo Pettenati e Roberto Ceresini (dopo i saluti del sindaco Dall’Orto e l’importante passaggio con il Centro oncologico di Parma cui andrà l’utile della serata). Buffa ma vera: mi rendo conto solo oggi che i Corvi, pur essendo stati soprattutto gruppo di cover, sono stati – proprio loro che non hanno quasi mai fatto pezzi propri – forse il più originale dei nostri gruppi beat e rock. Un ossimoro musicale che sfida ancora il tempo.

E a proposito di gruppi, quando sul palco ai Corvi si aggiunge Bobby dei Rokes, con il suo perenne accento inglese, la sua simpatia e l’indimenticabile Che colpa abbiamo noi (e poco dopo arriva una cover di C’era un ragazzo), ti rendi conto che è sciocco e sbagliato vivere di nostalgie, ma che per una volta forse si può dire che “ai nostri tempi” la musica si portava dentro anche i sogni e le utopie che oggi forse un po’ latitano o si sono imbruttiti. Un sogno che Claudio ha saputo consegnare a musicisti più giovani come il testimone di una staffetta, insieme a Manu che siede al centro di un folto pubblico che è anche un abbraccio.


Erano quattro ragazzi semplici, magari non erano neppure i migliori nel nostro panorama musicale: eppure dopo 60 anni siamo ancora qui a stupirci di certe atmosfere (Quando quell’uomo ritornerà) e della loro grinta mai falsa. E allora, eccolo quel finale che culminerà nell’assolo di batteria, ma che ci regala ancora una volta – fra ieri e oggi – la loro canzone manifesto, e consacra Claudio, ora riunito agli altri tre, come eterno Ragazzo di strada.

CHIEDI CHI ERANO I CORVI: leggi gli articoli 1 – 2 – 3 – 4
ILCIELODIPARMA – Ultimi articoli:
- Sant’Ilario superato? No: è ancora molto meglio di come è Parma ogni giorno
- Sorella influenza, ottima lezione per il 2026
- La strage di Natale e la cartolina di Enzo
- Ragazzi, non imitateci: vi stiamo insegnando a essere infelici…
- Pasolini. Ma sul serio
Ambiente Antonio Mascolo arte Attilio Bertolucci Battistero Parma Benedetto Antelami Bernardo Bertolucci calcio Carlo Ancelotti Cinema Comune di Parma coronavirus Correggio Corvi Elezioni comunali Parma 2022 federico pizzarotti fotografia Fotografie di Parma gazzetta di parma giornalismo giovani Giovannino Guareschi Giulia Ghiretti Inceneritore La rabbia Letteratura Libri Libri recensioni Non è mai troppo Parma Parmabooks parma calcio Parma senza amore Parmigianità Pier Paolo Pasolini Poesia Politica Premi Sant'Ilario psichiatria Religione Sicurezza Sicurezza Parma Stefano Pioli Tea Ranno Università di Parma Violenza sessuale

Lascia un commento