Sicuramente una delle esperienze più originali, in 50 anni da

cronista. Anzi, in questo caso da “cicerone-prof”. Una sorta di lezione da due ore: e fin qui niente di strano, essendo allenato nelle aule universitarie del Corso di Giornalismo, ma qui si trattava di una chiacchierata itinerante, che per due ore ci ha portato a parlare di Parma in giro per il centro, davanti a lapidi e monumenti.

“E dov’è la notizia?”, chiederà giustamente qualcuno pensando alla normalità delle guide che ogni giorno accompagnano i turisti alla scoperta di Parma. La particolarità era negli “allievi”: stranieri ma non turisti, parmigiani ma non di Parma. Spiegherò meglio alla fine, ma intanto vorrei condividere con chi legge la particolarità, e in parte la fatica ma anche la grande emozione e soddisfazione di poter trasmettere e condividere le radici della nostra storia parmigiana con chi inevitabilmente non ha il minimo aggancio con il nostro passato.

E non solo: parlando con questi giovani, arrivati in Italia e a Parma nei modi più svariati (spesso vicinissimi a quelli del film “Io capitano”…), ti rendi conto che dal loro mondo non mancano solo – come è inevitabile – i riferimenti a una città come Parma della quale fino a pochi mesi fa ignoravano anche l’esistenza. Ma anche persone o luoghi a noi familiari anche se “globali” a loro suonano come nomi vuoti: ad esempio Hollywood o Charlot e Bernardo Bertolucci o Bohemian Rhapsody…

Quindi non è scontato ricevere la loro attenzione e partecipazione se si parla di Marco Emilio Lepido e della nascita di Parma, che data ormai 2208 anni fa. Poi però, poco per volta, si inizia ad entrare nella Storia passando dalle storie: ad esempio la grande inondazione e lo spostamento del torrente (con quel nome Ghiaia che conosciamo ancor oggi e che anche loro hanno imparato a localizzare). E poi la Piazza dedicata a Garibaldi (“chi era costui?”…), con la sua bellezza ma anche con il peso delle sue tragedie: il crollo della torre, l’orrore delle sentenze nei confronti dei “congiurati” fra cui Barbara Sanseverino, e l’orrore ancor più recente dei sette martiri dei nazifascisti nel 1944. Che si ricollega al sacrificio, incontrato in via Cavestro, di due ragazzi come Luigi Longhi e Gaudenzio Anselmo: perché anche qui la democrazia e la libertà non sono qualcosa di scontato e che è sempre esistito. E tutti noi (parmigiani vecchi o nuovi) dobbiamo dare ogni giorno il nostro contributo di cittadini affinchè si continui a convivere pacificamente e in modo ordinato.

Ordinato e rispettoso dell’ambiente. Non, quindi, come vediamo ridotto l’ingresso dell’Università centrale con i segni di qualche “festa” di laurea di cui i neo-dottori si dovrebbero vergognare…

Questo serve a ricordare a questi “allievi” che tenere in ordine la città dipende dai comportamenti di ognuno di noi e dall’esempio che (bianchi o neri che siamo) noi diamo agli altri. E questo è il prologo all’ultima tappa: quella verso la Bellezza di Piazza Duomo, anche se prima di arrivare a Cattedrale e Battistero mi piace raccontare anche, davanti al suo “monumento”, la storia del Màt Sicuri, barbone-filosofo.

Ed ecco la Piazza. Non so se ho davanti dei credenti, né di quale religione. Mi limito ad invitarli ad “ubriacarsi” di Bellezza, nell’esaminare gli esterni del Battistero (con anche la passerella posteriore per le carrozzine, perché la bellezza deve essere a portata di tutti). E poi, prima di lasciarli in silenzio davanti alla Cupola del Correggio e alla Deposizione dell’Antelami, spiego che anche i due artisti che hanno fatto bella Parma arrivavano da Reggio e da Como: ovvero erano stranieri. Ma hanno fatto Parma stupenda, e chissà che anche loro non riescano a fare entrare Parma nel loro cuore e nella loro mente, e che qui possano fare anche loro cose belle.

PS – Tutto questo che vi ho raccontato si lega al Progetto RILP. Ovvero (copioeincollo da un articolo sul sito de Il Borgo): Rete Integrazione Lavoro Parma, il progetto “pilota” avviato a settembre 2023 con l’obiettivo di fornire ai migranti una formazione linguistica segmentata, presupposto fondamentale per la loro reale integrazione nel contesto sociale ed economico locale. Lo sviluppo di RILP, ideato e progettato da Unione Parmense degli Industriali e finanziato per il primo anno da Cisita Parma, è stato condiviso con diversi soggetti già operativi a livello locale: i CAS (Centri di Accoglienza Straordinaria) e in particolare Cooperativa Sociale Onlus Biricca (capofila), Ciac di Parma, Comunità Betania Cooperativa sociale onlus, Cooperativa San Cristoforo, Cooperativa Leone Rosso, che si occupano degli aspetti di accoglienza; il CPIA (Centro provinciale per l’istruzione degli adulti), istituzione autonoma del Ministero dell’Istruzione, che si occupa della fase di testing iniziale per individuare il livello di conoscenza e poi dell’attività di monitoraggio del progetto, oltre che della fase di validazione finale. A questo si affianca poi l’attività di orientamento e avvicinamento dei partecipanti al mondo del lavoro, realizzata da Unione Parmense degli Industriali e da Centro Servizi Edili Parma ed Associazione NEXT.

Il mio intervento è nato dalla collaborazione con una docente che sta appassionando questi giovani uomini e donne a non vivere passivamente questa loro parmigianità, e ad entrare sempre di più in quella che oggi è la loro città.

Non voglio sembrare ingenuo o riduttivo rispetto a una questione certamente complessa. Però queste due ore, oltre ad arricchirmi personalmente, mi hanno fatto pensare che – oltre a discutere legittimamente su sbarchi e arrivi – molte energie dovremmo dedicarle proprio a iniziative come questa, perché la città multietnica (piaccia o no a chi mi sta leggendo) è già nei fatti. E solo una condivisione di valori (che non significa ovviamente che noi dobbiamo solo insegnare e loro solo imparare…) è l’unica vera strada per garantire a Parma un futuro senza problemi.

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