Faccio scorrere la vecchia intervista: era il 1988, c’era ancora il videoregistratore in VHS e le immagini si sgranano. Ma non si

sgrana tutto il resto, perché 37 anni dopo sono ancora ad ascoltare da Maurizio Ravasini il racconto di un’altra magìa.

Allora eravamo a Torrile. Le vasche dell’Eridania, zuccherificio industriale, si erano rivelate – ed era stato proprio Maurizio ad accorgersene – la “casa” accogliente per alcune coppie di splendidi cavalieri d’Italia. E da lì era nata un’idea un po’ folle, ma di quelle follie che a volte a Parma si incastrano perfettamente anche fra realtà diverse.

Così, con l’intervento del fondatore della Lipu Francesco Mezzatesta e con il viatico dell’allora direttore dell’Unione Parmense Industriali, Giorgio Orlandini, si era organizzata una insolita e forse velleitaria spedizione a Genova, presso i manager di Eridania. E lì si era compiuto un piccolo miracolo, che Mezzatesta riassume così: “La delegazione costituita da Maurizio Ravasini, Franca Zanichelli, Paolo Gelati e il nostro “cerca sponsor” milanese Luca Colombo partì per la grande richiesta e tornò con l’ok della
dirigenza genovese”.

Quell’ok, tutt’altro che scontato allora così come forse non lo sarebbe oggi in situazioni simili (visto il rapporto in Italia spesso difficile ambiente-produzione industriale) significò l’avvio di una storia bellissima: l’Oasi di Torrile, poi divenuta area protetta gestita dalla Lipu. Maurizio, con un gruppo di volontari, andò a piantare una per una le piantine che sarebbero poi divenute il riparo per i cavalieri d’Italia e gli altri uccelli attirati da quella riserva protetta umida. E per chi voleva ammirare questo spettacolo naturale, ma senza disturbare i volatili, nacquero dei capanni che resero Torrile una delle prime oasi accessibili anche ai disabili.

Una favola, concretissima e di cui essere orgogliosi. E quando poi la storia di Torrile è finita, Maurizio ha trasformato l’amarezza nella voglia di un’altra magìa, e si è inventato una nuova e “personale” area umida: più piccola ma non certo irrilevante. Non vi dirò particolari sull’ubicazione, perché stavolta si tratta di una iniziativa privata. Ma Ravasini rende comunque pubblico il suo GdM (Giardino delle Meraviglie) attraverso un altro suo grande talento: la fotografia. E qui, senza aggiungere parole inutili, mi limito a proporvi due stupende immagini, che copioeincollo dalla sua emozionante pagina facebook: ci vedete il volo di un’albanella minore e quello di un falco cuculo. Guardate che meraviglie!

Ma non è tutto. Un altro e ancor più lodevole impegno di Ravasini è quello di monitorare e “proteggere” le nidificazione di alcuni rapaci, ad esempio proprio l’albanella minore, la cui casa rischia di essere distrutta al momento della mietitura. E qui, così come accadde tanti anni fa con quella visita “folle” all’Eridania, Maurizio – che alla fine è un “buono” ed ha una passione contagiosa – ha convinto alcuni agricoltori della Bassa a delimitare e proteggere quelle piccole fette di campo, rinviando la mietitura di quelle aree al momento in cui i piccoli sono già stati in grado di spiccare il primo volo e di lasciare il nido.

Nel momento di entrare ormai nei 70, è come se Maurizio fosse ancora il ragazzo di Torrile. E farsi raccontare il suo GdM, di nuovo davanti allo “zio” Francesco Mezzatesta e a Franca e ad altri amici, è stato come imparare una limpida e bellissima lezione di amore per la Natura. Che sarà bene continuare a raccontare anche in futuro, per additarla come esempio per tutti noi.

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