“C’era una volta un’area…”, ricorda il lenzuolo nella foto all’ingresso. E il rischio è proprio questo: che una storia di 50 esatti anni fa scivoli pian piano nel “c’era una volta”, a metà fra mito ormai lontano e nuove rassegnazioni. Ma non sarà
così.
Palazzo del Governatore, pomeriggio autunnale. L’altro rischio è il ritrovo fra reduci e simpatizzanti: quasi una versione ridotta e meno drammatica delle Barricate storiche, che farebbe dire: “Siem, a t’é passè al Montebello ma miga piazza della Pace”, suonando però oscuro alla Parma di oggi fin da quel primo nome: Siem.
Allora, il “c’era una volta” merita davvero di essere ascoltato, perché non si riferisce a una favola, ma a una rivoluzionaria (il termine calza a pennello) iniziativa di partecipazione e denuncia dal basso che seppe rivelarsi più forte del potere politico-economico, scritti insieme col trattino perché fu proprio quello che avvenne in quegli anni ’70 lontani ma tante volte replicato da scivolate affaristiche della politica nazionale, e a volte di nuovo locale.
Già, perché dietro quella sigla Siem si celava un abbraccio politici-industriali che originò quello che è poi passato alla storia come scandalo edilizio di Parma: intrecci legati ad aree cittadine delle quali far lievitare i prezzi attraverso cambi di destinazione ed altre speculazioni. Uno scandalo da unità nazionale (o meglio parmigiana), visto che vi si trovarono uniti PCI, PSI e DC.
E fa ancora notizia che a far saltare il giochino furono, dal basso, alcuni attivisti di un comitato che battendosi per il diritto alla casa scoprirono questo insano matrimonio parmigiano tra affari e politica. E fa ancora più notizia, per noi oggi abituati al web e agli smartphone del tempo reale, che a dare la notizia ai parmigiani fosse una lenzuolata – nel senso letterale del termine – che fu stesa ed esposta in Piazza della Pace, e dove all’ombra del Partigiano i parmigiani appresero – per alcuni giorni senza che nessuno osasse rimuovere quei 23 lenzuoli “tazebao” scritti a mano- ciò che stava avvenendo alle loro spalle. Panni sporchi lavati clamorosamente ed efficacemente nel luogo più pubblico e di passaggio della città.
Ricostruzione storica e riflessioni attualizzate sono venute, e sono state davvero molto interessanti, da William Gambetta, Sabrina Tosi Cambini e Alessandro Bosi. Ma nessuno di loro me ne vorrà se dico che, alle loro già coinvolgenti esposizioni, si è poi aggiunta una conclusione ancor più appassionata ed emozionante, quando la parola è passata a Cristina Quintavalla. La giovane “pasionaria” di allora, come venne definita anche dagli inviati piovuti a Parma, non si è limitata ad una pur importante rievocazione di quei giorni, ma ha regalato un esempio di impegno civico e passione (appunto…) politica di estrema attualità. Da esportare fra i nostri giovani. Ed anche fra tanti adulti rinchiusi negli slogan fallaci o superficiali dei social.




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