Ho fatto violenza a me stesso, per accostare nella foto di questo articolo la bellezza di Valserena e la tristezza del Ponte Nord. Ma la seconda domenica di novembre ha regalato
ad entrambe le strutture, e in generale a Parma, la doppia contemporanea notizia di una rinascita o ripartenza.
Andiamo con ordine. Nella travagliata vicenda del ponte (il serpente di metallo voluto dalle giunte civiche a nord del Ponte delle Nazioni-ex Bottego e collegato alla sede Efsa in un ambizioso e mal riuscito progetto di riqualificazione anche dell’area della Stazione) si è forse finalmente arrivati alla destinazione definitiva. Il nome è “Cibus Walk”: ennesimo e un po’ detestabile anglicismo, se non fosse che le Fiere hanno forse la necessità di qualcosa individuabile anche da un pubblico internazionale, che si dovrebbe tradurre in una struttura di Cultura alimentare.
Comunque la si pensi su quello scatolone, che certamente non rappresenta una storia da manuale di amministrazione e progettazione delle città, ormai c’è; e quindi è una buona notizia che a tutti questi anni di solitudine e degrado (ma lasciatemi ricordare una bellissima serata grazie a Lenz Teatro) finalmente si possa aggiungere un periodo di utilizzo senza altri sprechi e senza degrado della struttura, che ha fatto notizia per il disordine e poi come “alloggio” di senzatetto. Dopo di che, vedremo che cosa effettivamente ne sortirà.
Ma per coincidenza, la notizia della Gazzetta è avvenuta nella stessa domenica di riapertura ufficiale dello Csac: il Centro atudi e archivio della comunicazione nato grazie alla lungimiranza e all’impegjo di Arturo Carlo Quintavalle e Gloria Bianchino. Una struttura universitaria che a sua volta non si è fatta mancare travagli e problemi, anche tecnici negli ultimi mesi, e che ora sembra a sua volta avviarsi a una ripartenza.
Csac è, in pratica, una una raccolta di arte, fotografie, disegni di architettura, design, moda e grafica, e all’organizzazione di numerose esposizioni e alla pubblicazione dei cataloghi. Come spiega il sito web, è strutturato in cinque sezioni – Arte, Fotografia, Media, Progetto, Spettacolo – nelle quali sono conservati circa 12 milioni di pezzi.
Insomma, è una formidabile ricchezza culturale della nostra città, di cui essere orgogliosi anche se io suo unico limite è stato forse quello di una fruizione da parte di studenti e studiosi (che resta ovviamente la funzione primaria), mentre solo in parte questo patrimonio ha originato occasioni rivolte al pubblico di Parma e di fuori, anche se comprensibilmente la cosa non è facilissima da realizzare. La riapertura di oggi, unita ad una installazione mobile che è anche un esempio di esposizione multidisciplinare, vuole essere appunto un primo saggio di possibili iniziative future.
Allo stesso tempo, però, l’Abbazia di Valserena ha uno straordinario fascino già di per sè, ed è un peccato che molti parmigiani la conoscano solo per ciò che vedono transitandole a fianco sull’Asolana, che comunque è uno scorcio già bellissimo. Motivo in più per una visita, dunque.
Ma nel clima di questa domenica novembrina e di questa doppia notizia da nord, non ha potuto non colpirmi – all’ingresso dello Csac – anche un altro particolare: la foto e l’intitolazione di un viale dedicati a Stendhal. L’abbazia di Valserena, infatti, è nota anche come “Certosa di Paradigna”, ma anche se laa tentazione è forte non se ne può parlare come la Certosa di Parma che dà il nome al celeberrimo romanzo di Stendhal, che non ringrazieremo mai abbastanza per avere diffuso nel mondo il nome della nostra città. Così come non si può definire la Certosa di Parma l’altra Certosa cittadina, che dalle parti di via Mantova ospita oggi gli agenti di polizia penitenziaria (ed è a sua volta anche un luogo di interesse artistico).
Però, e a questo mi riferivo quando accomunavo queste due contemporanee notizie legate alla parte nord della città, è tempo che Parma si chieda – come lo chiedono albergatori e operatori turistici – in che modo potremmo ulteriormente valorizzare le bellezze e il patrimonio culturale della nostra città. Stendhal, a mio avviso, potrebbe e dovrebbe essere sfruttato molto meglio.
La Certosa di Paradigna potrebbe essere solo l’assonanza di un nome (o di un “soprannome”). Ma se studiamo un po’ meglio il suo romanzo, ci accorgiamo che un piccolo itinerario nel nome di Stendhal potrebbe essere costruito senza cadere in falsi storici, e proprio lungo la direttrice della strada Asolana, passando quindi anche per la “Certosa” di Valserena.
Seguitemi. Punto di partenza Casalmaggiore (provincia di Cremona): se il romanzo di Stendhal si apre nel segno di Napoleone, e il protagonista Fabrizio Del Dongo sarà descritto sul campo di battaglia di Waterloo, Casalmaggiore è infatti il luogo nel quale attraversò il Po la nostra Maria Luigia, avviata verso il Ducato che avrebbe poi guidato per oltre 30 anni (a Casalmaggiore c’è anche la tomba del Parmigianino, che come vedremo ha un altro aggancio con la nostra storia stendhaliana). Da lì si arriva a Sacca, che nel romanzo viene nominata e dover peraltro c’è un ristorante intitolato proprio a Stendhal: e qui siamo a due passi dalla bellissima Reggia di Colorno, o Palazzo Ducale perché appunto ci riporta a Maria Luigia e ai tentativi di imitare il gusto francese (Versailles).
Alle porte della città, ecco appunto Valserena. Che meriti comunque una visita lo abbiamno spiegato, ma forse non sarebbe male valorizzare anche in chiave turistica stendhaliana gli agganci al romanzo: perché se è vero che quella non è La Certosa così come è descritta nel libro, è altrettanto vero che (come il libro dice) qui siamo a “due leghe da Sacca”, e che di lì forse passò anche Stendhal nel suo viaggio parmigiano.
Una volta in città, poi, torno a dire che il primo luogo da valorizzare – anche perché si trova esattamente sul percorso di chi dalla stazione si dirige a piedi verso il centro – è borgo Pietro Giordani. Anzi, qui Parma deve recitare un mea cukpa lungo decenni, perché borgo Giordani, all’ingresso dei Giardini San Paolo (oggi chiusi per lavori di manutenzione), ospita uno dei luoghi più noti nella Letteratura mondiale, proprio grazie a Stendhal. E’ qui, infatti, che lo scrittore individua la porticina (oggi una cancellata) che introduce ai Giardini e dalla quale ci fu il primo furtivo ma romantico e appassionato contatto tra Fabrizio e Clelia, dopo un amore nascosto e irrealizzato per tanti anni. Trovo davvero incomprensibile che Parma (a parte la lapide fatta apporre dal lungimirante e storico direttore della Gazzetta di Parma nel 1959) tenga praticamente nascosta, ai turisti e ai parmigiani stessi, un luogo di tale suggestione letteraria.
E non è finita, poichè da qui potrebbero muovere (o meglio ancora unirsi) altri due brevi itinerari, stendhaliani e non solo. Da una parte i tre affreschi-capolavoro del Correggio, grazie al quale Stendhal si innamorò di Parma e qui ambientò il suo romanzo: Camera di San Paolo, San Giovanni, Duomo. E da lì (magari senza dimenticare i tesori lasciati dall’Antelami), il viaggio stendhaliano potrebbe condurci nella chiesa della Steccata, i cui rintocchi sono il segnale convenuto tra Clelia e Fabrizio e dove ritroveremmo il Parmigianino con uno dei suoi affreschi. Con il possibile corollario ducale di Museo Lombardi, Teatro Regio e Galleria Nazionale (e magari Parco Ducale). E con una possibile seconda tappa a Fontanellato, nella Rocca che di nuovo ci porterebbe al Parmigianino, ma anche al film Prima della rivoluzione di Bernardo Bertolucci, che per i nomi dei protagonisti scelse proprio gli stessi del romanzo di Stendhal.
Come dite? Vi state perdendo come in un labirinto? No, anzi: è proprio un vero Labirinto (quello della Masone voluto da Franco Maria Ricci, dove ancora troverete anche tracce di Stendhal) che sempre nel territorio di Fontanellato potrebbe chiudere questo viaggio sulle tracce dell’autore della Certosa e dei suoi riferimenti sul nostro territorio. E se ancora non bastasse per convincere i turisti dell’utilità di effettuare almeno un pernottamento anziché le “solite” visite mordi e fuggi.
Credo che costruire e pubblicizzare un itinerario stendhaliano potrebbe aprire le porte della città a molti tturisti, anche dall’estero. E non occorre neppure un grande sforzo: è tutto già qui, e semmai (vedi borgo Giordani) va solo indicato ai visitatori, così come si potrebbe/dovrebbe fare poi per Verdi, Guareschi, Bertolucci, Petrarca ed altro.
Da nord, dunque, si aprono per Parma vecchie-nuove opportunità. Ma naturalmente, proprio parlando del nord della città, non voglio dimenticare che per rendere la nostra città davvero attrattiva, proprio nella zona San Leonardo-Stazione-Piazza della Pace occorre lavorare seriamente anche sul fronte sicurezza. Ma di questo parliamo e parleremo ampiamente in altri articoli.



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