C’è grazia. La grazia di cui si racconta nella trama, e soprattutto la grazia e la delicatezza che contraddistinguono il film. E’ come se
Paolo Sorrentino (a volte con sovrabbondanza, ma chi se ne importa?) avesse condensato in questo suo film una nuova e diversa “grande bellezza”, come solo il grande schermo del cinema sa offrire.
C’è davvero tanto, anche al di là delle emozioni strettamente cinematografiche. C’è anche (almeno parlando da spettatore semplice) qualcosa sull’orgoglio dell’Italianità, quella migliore; c’è qualcosa sull’amore, sulla vecchiaia, sulla solitudine, sulla politica, sul rapporto con i figli e in genere con i giovani, sul diritto all’eutanasia. E magari il film riesce anche a ricordarci la fortuna di una Costituzione che ha previsto questo ruolo di Capo dello Stato, con la possibilità di una influenza morale molto più utile e necessaria di qualsivoglia mediocre premierato.
C’è una recitazione di alto livello, così come spesso incanta la fotografia, con anche qualche scena nel Mantovano che ci porta ad atmosfere di nebbia padana che avvolgono e addolciscono il film (come nel fotogramma che illustra questo articolo). Insomma, un ottimo Sorrentino, capace nuovamente di stupirci e perfino di commuoverci.

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