Prima la sentenza, poi L’istruttoria. Il presente e il futuro di Teatro Due stanno in questa contraddittoria sequenza: prima

la storiaccia, non ancora conclusa, delle violenze e molestie su alcune giovani attrici da parte di un regista del Corso di formazione organizzato dallo stesso teatro, con conseguente estensione della sentenza alle responsabilità della mancata vigilanza da parte della struttura di viale Basetti. E poi quell’intensa e meravigliosa lezione teatrale che è L’Istruttoria, lo spettacolo che con la regia dell’indimenticato Gigi Dall’Aglio ci offre una potente lezione teatrale (tratta da Peter Weiss) di ciò che furono i campi di sterminio nazisti.

Da una parte il brutto: il lato oscuro del rapporto uomo-donna incarnato da chi in varie parti d’Italia si era fatto apprezzare per il suo spessore intellettuale, dietro il quale però era riuscito a nascondere violenze e abusi. Dall’altra il ruolo più nobile del Teatro, capace di colpirci allo stomaco per farci riflettere.

Inutile girarci intorno: oggi tutti guardiamo a Teatro Due con occhio diverso, deluso, dubbioso. Come se ne esce, al di là della vicenda giudiziaria che resta giustamente in primo piano? (E sarebbe forse tempo anche di chiarire una volta per tutti, da parte di addetti ai lavori, se si può fare l’unico nome che fin qui è mancato, accanto a quelli delle attrici molestate violentemente e della direttrice di cui chiedere le dimissioni: ovvero il nome dell’uomo violento). Come se ne esce, sto quindi dicendo, dal lato dell’attività futura del Teatro?

Ne avevo già accennato, ma qui lo dico meglio e – nel mio piccolo – “ufficialmente”. Per essere davvero credibile, e per una vera catarsi (parola che indica la purificazione che veniva attribuita anticamente alle tragedie greche, e che quindi si presta doppiamente ad una realtà teatrale), il Teatro che fu costruito intorno a un Festival – universitario e internazionale – secondo me dovrebbe ora organizzare un nuovo e diverso Festival.

Un Festival fatto di spettacoli e di convegni. Aperto (e questo è proprio nel dna del teatro) a contributi da altre città, e perfino dall’estero se servisse. Ma io penso anche ad una simbolica unione teatrale cittadina: gli spazi di viale Basetti in questa occasione potrebbero e dovrebbero accogliere anche le altre compagnie cittadine, che spesso hanno già in repertorio spettacoli sul tema.

E poi, secondo me dovrebbero esserci alcuni momenti di dibattito: uno proprio sul rapporto uomo-donna nel mondo del teatro (ovviamente partendo, senza ipocrisie e senza maschere) dalla vicenda parmigiana delle violenze e delle molestie; poi ci sono spazi che Teatro Due potrebbe condividere con associazioni che lavorano sul tema. Penso, e non a caso visto che sono state soprattutto loro a sollevare giustamente il dibattito che restava di essere insabbiato sul nascere, alla Casa delle Donne. E poi al Centro antiviolenza, ai Maschi che si immischiano e alle altre associazioni che fossero interessate, istituzioni comprese.

Personalmente, il tema numero uno che proporrei (così come vorrei che se ne parlasse nelle scuole) è certamente l’influenza della pornografia, che credo abbia soprattutto fruitori maschili o che soprattutto sui maschi eserciti un influsso negativo, soprattutto oggi nella versione della pornografia digitale e di facile accesso anche per un giovanissimo dotato di smartphone. E avrei da indicare anche l’ospite: Lilli Gruber, che pochi anni fa ha dedicato al tema un ottimo libro-inchiesta.

Sono solo pensieri ad alta voce. Ma magari ci pensino, in quel teatro al quale vogliamo continuare a voler bene.

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