Ne avevamo già parlato, dopo la necessaria messa in sicurezza che ha scongiurato problemi e ha restituito alla città un contenitore dal potenziale preziosissimo. Siamo nel cuore della città, eppure
a molti parmigiani probabilmente il suo nome dice poco o nulla: ex Cobianchi.
E’ una doppia eredità: prima l’albergo diurno (appunto Cobianchi) sorto a cavallo fra le due guerre, poi un ampio spazio multiuso che comprendeva ad esempio una biblioteca, una sala convegni e poi anche una serie di cabine telefoniche che erano gettonatissime dai parmigiani: gettonatissime nel senso che allora, ben lontani dall’era degli smartphone, le telefonate si facevano appunto con i gettoni e con apparecchi fissi appesi al muro.
Poi questo spazio era stato abbandonato e si erano creati anche problemi di sicurezza che potevano legarsi alla stabilità di quella parte della Piazza. Necessario quindi un lavoro di risanamento, terminato il quale – però – il sottoterra del “salotto” della città si è richiuso, ed è ridiventato a dispetto del divieto un parcheggio di biciclette, con relativa recente interrogazione del consigliere Bocchi sulla sua destinazione.
Per quanto mi riguarda, uno spazio così centrale – e quindi fruibile anche per i turisti – deve avere una destinazione capace appunto di interessare anche i non parmigiani. E qui, magari prendendo spunto da iniziative analoghe in altri luoghi, il primo pensiero è a mio avviso quello di un “museo” della città. “Museo” fra virgolette, perché non intendo certo una struttura museale classica (pur con tutto il rispetto), bensì qualcosa di multimediale o comunque di vivo e capace di attirare e incuriosire anche le nuove generazioni. E, perché no?, di spiegare qualcosa sula loro nuova città a chi vive a Parma ma di Parma non è originario (e ha bisogno di punti di riferimento).
Qualche esempio? La Casa dei Bertolucci, attualmente confinata nella provvisoria e spesso chiusa sede di Piazza della Pace, in attesa di una soluzione definitiva: ma forse per la Fondazione Bertolucci ci possono essere soluazioni migliori, come ad esempio il complesso di San Paolo nel quale si potrebbero esaltare i legami fra i Bertolucci, Correggio, Stendhal… A proposito del Correggio,sarebbe un peccato se la città non valorizzasse e mantenesse il suggestivo lavoro che il fotografo Lucio Rossi aveva realizzato sulla cupola di San Giovanni, per la mostra Correggio 500. E al fotopiano di Rossi si potrebbero abbinare altri richiami multimediali su quelle opere del Correggio o del Parmigianino che sono custodite lontane da Parma nei musei di tutto il mondo (Luca Mazzieri stava iniziando proprio una installazione multimediale sul Correggio per la Capitale della Cultura 2020, prima che il covid bloccasse tutto e tutti).
Come per Correggio 500, lo spazio sotto la Piazza potrebbe poi tenere memoria, sempre digitale, delle tante interessanti mostre che una volta terminate scompaiono nel nulla (penso ad esempio ai Capannoni, alla storia del Tardini, ai pittori Spagnoli padre e figlio, a Guareschi fotografo, alla Parma di Bavagnoli, a Pasolini a Parma ecc. ecc.). E il tutto potrebbe accompagnarsi a una vera Casa della Memoria di Parma: ad esempio con gli archivi fotografici, digitalizzati, dei vari Ferraguti, Rosati e altri. E poi a una mappa letteraria della città (oltre ad Attilio Bertolucci mi vengono in mente Fra Salimbene, Petrarca, Stendhal, Guareschi…). E una sezione cinema, con le pellicole che segnarono a Parma l’inizio della produzione cinematografica. O qualcosa su Verdi e Toscanini e sulla musica, con rimandi ad altre sedi (Regio, Casa della Musica ecc.). O qualcosa sulla Storia di Parma che si colleghi alla timeline del sottopasso di via Mazzini. E poi ancora possibili iniziative sulla cronaca dei decenni e dei secoli scorsi in collaborazione con Gazzetta e Tv Parma. E una sezione sul verde cittadino, sempre rimandando a ciò che già esiste (in questo caso MUST, Orto botanico, ecc.). E anche una “biblioteca digitale” per quei titoli ormai usciti dal mercato editoriale (i libri fotografici su Parma, ad esempio). E tante altre idee possono venire, con il contributo di tutti. In sintesi, uno spazio dedicato ai Giganti che hanno fatto grande e bella Parma nei secoli.
Ripeto: a Bergamo o in altre città non lontane ci sono esempi già esistenti di moderni Musei della Città: da visitare, valutare ed eventualmente “copiare” e reinventare secondo luoghi e caratteristiche di Parma.
Ma di sicuro, il sottoPiazza è uno spazio troppo suggestivo e appetibile per non dedicarlo a un progetto importante e ambizioso, in un ideale triangolo con San Paolo e Ospedale Vecchio.
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