Vorrei essere chiaro in questo post fin dalla premessa: se c’è un episodio che non dovrebbe dividerci, ma semmai mobilitarci, è proprio quello drammatico di ieri a Modena, che non può non suscitare orrore e rabbia in chiunque, pensando innanzitutto alla sorte delle persone innocenti che hanno avuto la sfortuna di trovarsi sulla traiettoria della folle auto di ieri e che per questo ne avranno la vita rovinata per sempre. E a scanso di equivoci aggiungo che stavolta – al di là di ciò che sarà appurato dall’indagine – non si può evitare un tema che da anni viene posto dalla destra, seppure in modo non sempre e del tutto condivisibile, e sminuito dalla sinistra: l’integrazione di chi…non vuole integrarsi, o non

riesce a farlo. Tema gigantesco, dal quale dipende molto del futuro delle nostre collettività, e che quindi dovrebbe essere quasi in testa all’agenda delle politiche nazionali e locali (e anche europee).

Ma non è un tema che si può risolvere in due righe o una battuta su facebook, come a qualcuno è venuto da fare (parleremo anche di questo, ma in fondo: ora è bene affrontare il tema seriamente). Allora andiamo con ordine, partendo da ciò che già sappiamo sui fatti di Modena.

  1. Va capito bene soprattutto il perché: se si è trattato di un gesto singolo e isolato di una persona con problemi mentali (questo pare sia già assodato: l’uomo era già stato segnalato ai servizi psichiatrici da almenbo tre anni), è su questo caso specifico che occorre approfondire e interrogarsi per evitare casi analoghi, cosa che comunque andrà fatta. Qualcuno ha ritirato fuori come colpevole la “legge Basaglia”: giusto parlare anche di questo, ma anche qui non bastano tre righe di un post. Io ho avuto un compagno di scuola (che era il primo della classe, prima di essere avvolto dal buio della schizofrenia) che per qualche anno ebbe atteggiamenti pericolosi, poiché si credeva un agente dei servizi segreti. Un giorno, quando ero andato a trovarlo a casa dopo un ricovero al Diagnosi e Cura e in altre strutture, mi disse di punto in bianco: “E se adesso ti ammazzo con la pistola che ho nel cassetto?”. Sudai freddo, ma quella pistola era solo nella sua fantasia, e per decenni quel ragazzo bravo quanto sfortunato è riuscito a farsi benvolere da medici e infermieri delle varie strutture nelle quali era costretto a peregrinare, prima che i problemi si attenuassero e lui potesse vivere in casa sua, e tutto sommato in pace, gli ultimi anni prima che un infarto se lo portasse via. Quanto è prevedibile, allora, un atto violento in un paziente psichiatrico? Istintivamente a noi viene da chiederci perché questo individuo non fosse costantemente sotto controllo, ma siamo sicuri che prevedere la sua violenza fosse più facile che prevedere quella di Ferdinando Carretta che fece strage della sua famiglia, o di chi (con lucidità o follia lo decideranno i giudici d’appello) ha partorito due bambini per poi seppellirli nel proprio giardino? Le risposte non sono così facili, ma è giusto mettere in discussione tutto, di fronte all’episodio di Modena: purché se ne parli seriamente e non per slogan.
  2. Come ho premesso, e senza girarci troppo intorno, al di là dell’aspetto psichiatrico non può non colpirci la carta d’identità dell’automobilista: nascita italiana, ma origini lontane. Non un cane randagio ma un laureato in Economia: quindi una apparente integrazione. Non è un tema da sminuire, neppure se si accertasse l’incidenza dei problemi psichiatrici, e le domande qui sono due: da una parte che cosa stiamo facendo noi per condividere con chi arriva da lontano (o chi nasce da una famiglia arrivata da lontano) quei valori che hanno fatto delle nostre città, che sia Modena o Parma o altro, delle comunità sostanzialmente civili e “felici”; e dall’altra che cosa fanno “loro” per integrarsi nel nostro Paese. Anche qui la ricetta non è semplice: ho già raccontato che tenendo una “lezione” in una classe di extracomunitari che studiano italiano mi è capitato di parlare di cinema e di citare la parola “Hollywood” per scoprire – con sorpresa – che nel bagaglio culturale di chi arriva dall’Africa spesso non c’è neppure questa parola , seppur nota universalmente… C’è quindi da lavorare tantissimo, per creare una cultura di base condivisa: e dovrebbe essere una delle nostre priorità, ma va affrontata presto e concretamente. E almeno su un tema dovremmo elaborare un esperanto capace di riunire anche chi ha lingue o religioni o culture diverse: la non violenza. E’ soprattutto su questo che si è fondato il vivere a misura d’uomo di Parma o di Modena ecc. Ma occorre investire molto di più in strutture/iniziative che portino (anche obbligatoriasente, perché no?) chi arriva a ben capire quali sono i valori – non negoziabili – su cui sono basate le nostre comunità. Non si tratta di metterci in cattedra: non sempre abbiamo da insegnare e magari avremo anche da imparare. Ma su certi aspetti (penso ad esempio al rapporto uomo-donna) chi sta qui deve necessariamente sposare le leggi italiane. Semmai – e non è una battuta – dovremo poi chiederci se noi questi valori siamo sempre in grado di insegnarli (vedi femminicidi, vedi violenza assortita in vari settori del nostro vivere quotidiano).
  3. Su questi temi, occorre un’autocritica generale, che però va fatta anzitutto a sinistra. Il titolo in prima pagina di un mediocre giornale (“Risorsa in auto falcia la folla”) squalifica certamente quel giornale, ma ricorda anche la leggerezza ottimistica con la quale l’immigrazione venne dipinta semplicisticamente come sinonimo , appunto, di “risorsa”. Sì: in parte lo è (ditemi come produrremmo il parmigiano-reggiano se ci fosse davvero la remigrazione… o chi smerderebbe, scusate il francesismo, i nostri anziani se non ci fossero più le badanti, quasi sempre straniere). Ma è evidente che non aveva torto chi dell’immigrazione sottolineava già anni fa gli aspetti più problematici, compresi quelli legati alla cronaca nera: analisi spesso troppo generalizzate (si guardano le statistiche di chi commette reati, ma non si guardano le decine di migliaia di immigrati che lavorano regolarmente e pacificamente), quando non venate da razzismo. E sempre riducendo il problema a chi tollera più o meno gli sbarchi, senza rilevare che se neppure in questi 4 anni meloniani si sono azzerati (al massimo sono un po’ diminuiti), è perché a monte ci sono problemi e storture di economia globale, spesso legate a ditteture e corruzioni nei Paesi africani con la regia delle superpotenze, che non dipendono certo da una Boldrini o chi per lei… Ma il problema resta, e al di là delle parole (maranza o altro), il dilagare di una violenza giovanile che spesso si lega alla seconda generazione non può essere ignorato. Da nessuno.
  4. Detto dei torti della sinistra, però, non si può non rilevare anche la tendenza della destra locale a non sapere andare al di là di qualche slogan di pancia o di qualche post acchiappavoti. Anche a sprezzo del ridicolo e della tristezza, come il consigliere comunale e regionale Priamo Bocchi, che ieri non ha saputo far di meglio che postare “Mentre il sindaco e l’assessore De Vanna sfilano al gay pride, a Modena un nordafricano…”. Come se Guerra e De Vanna, già dipinti come responsabili dell’insicurezza dela città da cui ci dovrebbe tutelare anzitutto il signor Piantedosi e le forze di polizia a sua disposizione, ieri dovessero tutelare anche la sicurezza a…Modena (e sul Gay pride si può essere d’accordo o meno, ma di certo ha fatto meno danni del corteo di Forza Nuova che distrrusse la sede di un libero sindacato…). Se questo sarà il livello del dibattito, caro Priamo, si va davvero poco lontano: impegniamoci allora a fare di meglio. Tutti.
  5. E’ successo a Modena, ma dobbiamo ricordare che poteva succedere a Parma. E qui torna in ballo il problema generale della sicurezza e delle risorse a disposizione di polizia, carabinieri, guardia di finanza e polizia locale: saremmo stati in grado di proteggere ieri in circostanze simili via Cavour o via Repubblica o il Duomo? E’ bene rifletterci seriamente e senza battutine da due soldi, prima di doverlo fare come da ieri a Modena.

(PS – Oltre a Luca Signorelli, che più di tutti si è esposto di fronte all’investitore, prendendosi anche due coltellate, fra i passanti che lo hanno fermato c’erano due pakistani e un egiziano, a congferma che ogni generalizzazione sarebbe stupida e inutile. Ci sono parmigiani che da mesi, di fronte a ogni episodio, si limitano a effettuare e postare riprese video, a volte senza neppure chiamare polizia o carabinieri…).

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